Capitolo 3: Un canto a Galìcia

“… Teño morriña, hey “Ho nostalgia, hey
Teño saudade sento la malinconia
Porque estou lonxe perchè sono lontano
De eses teus lares …” da questi tuoi bei posti”

Anche Julio Iglesias sentiva la nostalgia della Galizia, dei suoi fiumi, dei suoi laghi, delle sue spiagge e dei suoi bellissimi paesaggi verdi. Talmente tanta saudade da scrivere una canzone. Devo dire che ha veramente ragione, c’è qualcosa di speciale in quella terra. Abbiamo trovato la pace dei sensi li. Lontani dal caos trovato a Somo, lontani dai campeggi dell’Asturia questa volta ci siamo vissuti la libertà della libera a pochi passi dalla spiaggia. Disturbata solo dal via vai di operai che stavano organizzando per il contest di surf che si sarebbe disputato da li a qualche giorno. E’ stata una scoperta piacevolissima e ci siamo ripromessi che la prossima camperata andremo fino in Portogallo così da vederla tutta.

8° GIORNO – 23 AGOSTO: Dopo esserci svegliati all’alba per vedere il sole sorgere dall’Oceano direttamente dall’oblo della camera da letto… come si fa a non amare la vita in camper? Abbiamo bevuto il caffè e ci siamo rimessi in marcia conquistando i 2000 km di viaggio! Durante il viaggio abbiamo trovato addirittura la nebbia. E ci siamo ritrovati un po’ come a casa. Sarà forse per quello che la Galizia ci piace? Siamo arrivati a Pantin che c’era credo la giornata più bella e calda che abbiano mai visto in Galizia. 30° gradi e sole fortissimo. Ovviamente ci siamo subito buttati in acqua per una session di surf, le onde erano perfette, la temperatura esterna era perfetta ma era fin troppo caldo. Infatti appena entrati in acqua abbiamo accusato la differenza tra acqua dell’Oceano e temperatura dell’aria. Era ghiacciata, sono entrata senza scarpette e per una buon quarto d’ora non ho avuto la sensibilità nei piedi poi conquistata quella mi è partito l’udito, avevo le orecchie che mi facevano male. Ma non mi può fermare ne l’acqua ghiacciata nelle orecchie ne i piedi crioterapizzati. Una giornata di sole e caldo così non capita molto spesso. Carpe diem.

9° GIORNO – 24 AGOSTO: Pantin. Ovviamente per questi racconti mi rifaccio al mio diario di viaggio che ho tenuto giorno per giorno quando eravamo in giro, su consiglio di Nick, che ringrazio!!! In questa giornata campale ho scritto solo “mattina nuvolosa, pomeriggio bello assolato. Nick 2 sessioni, io 1 e paurosa. Blocco psicologico del surf”. C’è dentro tutto? Non credete?! Come quando chiedete a una ragazza “cos’hai?” e lei ti risponde “niente”. In questa ventina di parole è racchiuso tutto il mio astio contro il surf. Non temete, va a giornate, oggi ci vado d’accordo, domani ci litigo pesantemente. Il problema è che io vorrei già essere capace e invece il surf è uno sport di costanza, di tenacia. Provi, riprovi e riprovi ancora finché non raggiungi un piccolissimo step. Devi stare in acqua, sentirla e lo stesso sarà sempre la prima volta. Quasi un gioco dell’oca. Raggiungi una casella e magari ti tocca tornare indietro all’inizio, fai qualche passettino avanti e poi ti devi fermare un giro. Ovviamente il colpo di culo di trovare la casellina che dall’inizio ti manda fino alla fine, al livello pro, non c’è. Te le devi sudare le onde, anche per arrivare sul picco, devi prendere schiumoni in testa e sberle in faccia. Il surf come stile di vita, il surf come la vita.

10° GIORNO – 25 AGOSTO: Ancora Pantin. Ci siamo svegliati e Nick è andato a vedere le onde come ogni mattina. Questa mattina è la mia mattina. Onde glassy, piccole e perfette. Non potenti. E’ a casellina del gioco dell’oca che ti fa ripetere il lancio dei dadi. Il cielo era nuvoloso e in acqua eravamo io e altre due ragazze. Nick mi guardava e mi dava indicazioni dalla spiaggia, non aveva voglia di bagnare la muta. Maledetto! Ero in crisi surfistica, avevo paura a stare dentro da sola, avevo paura delle onde, di un eventuale squalo, di qualsiasi cosa. Poi, mentre Nicola mi dava un grande supporto emotivo “Adesso basta, esci da li, non è il tuo sport, non ti diverti, smettila” io ho ripreso il coraggio e ho surfato qualche ondina. Un po’ di allenamento per migliorare. Ringrazio vivamente il mio coach che mi motiva sempre! Nel pomeriggio abbiamo conosciuto due italiani in van. Siamo stati insieme tutto il pomeriggio. Ci siamo spostati nella bellissima baia di San Xurxo, una spiaggia piena di dune che mi ricorda molto la Sardegna, Nick è uscito in windsurf e io mi sono messa a prendere il sole tra le dune, perfetti paravento naturali che mi proteggono dal NordEst freddo e pungente. La sera decidiamo di andare fuori a cena con i nostri nuovi amici, in uno dei pochi ristoranti della zona. Ci fermiamo a Doninos in un ristorante panoramico. Pulpo a la Galega, solomillo de cerdo per nick e come contorno pimiento del paron, peperoni fritti in sostanza. Abbiamo concluso la serata con un liquore al latte, dicono, tipico della zona. Dopo svariati bicchierini di liquore offerto siamo andati a nanna nel nostro Elvis.

i primi passi in acqua
i primi passi in acqua 2

11 GIORNO – 26 AGOSTO: Abbiamo passato la notte al Doninos perchè la mattina dovevamo in teoria uscire per una session di surf. Quindi sveglia, colazione leggera ( altrimenti poi chi entra in acqua? ) e siamo andati a vedere il mare. Sole, onde perfette. Risaliamo, cerchiamo di capire se rifarà vento perchè la scimmia del windsurf chiama, e ci prepariamo per la nostra session di surf. Sarà epica, sono carica! Oggi mi diverto! Affrontiamo quel km di dune che ci separano dal mare, immutati e intavolati (e il mio spugnone – tavola da principianti in spugna, che ti permette di non uccidere nessuno se dovesse inavvertitamente scappare – non è proprio comodissimo da trasportare) e… il mare è una merda. Onde giga enormi che chiudevano direttamente a riva (shore-break). Quindi abbiamo preso su la nostra tavola e siamo tornati al camper con le pive nel sacco, dispiaciuti di aver perso questa bella occasione. Ma per fortuna non abbiamo bagnato la muta. Sarebbe stato un problema maggiore perchè con il clima spagnolo non è che le mute si asciughino tanto facilmente. La mattina iniziata male, continua male: c’era vento ma non troppo (appena sufficiente per alzare l’ala del kite) e il mare era tutto rovinato. Alla fine abbiamo dovuto lasciar perdere. Ma ormai è troppo che siamo fermi in un posto, anche se si sta bene qui… si sta talmente bene che se dovessimo partire per un viaggio a tempo indeterminato starei qui ferma tra Doninos, San Xurxo e Pantin almeno 1 mese. I mesi in cui si sta meglio sono sicuramente luglio e agosto, le temperature non sono mai sgradevolmente alte (come succede da noi in Pianura Padana, dove per almeno un mese ti sembra di vivere in un forno) e nemmeno eccessivamente basse e la piovosità è limitata. Nella zona de La Coruña, dove ci siamo fermati noi, le medie stagionali indicano min 16°C e max 23°C con una piovosità di circa 6 giorni in un mese e una temperatura dell’acqua di circa 18°/19°C. (Capite perchè il giorno che siamo arrivati a Pantin e siamo andati a surfare abbiamo accusato lo sbalzo termico). Consigliato a tutti quelli che amano posti isolati, a contatto con natura rigogliosa e con un clima mite. Ma purtroppo La Coruña è il posto più lontano da casa di tutto il nostro viaggio, il giro di boa. Decidiamo di partire per tornare verso la Cantabria.

Ciao Galizia!

Capitolo 2: Asturia en mi mente

Respira, concentrati sul respiro, lascia andare tutto, tu sei qui, tu sei nel momento presente… A volte è veramente difficile stare nel momento presente, stare da solo, seduto, ad occhi chiusi e concentrarsi solo sul respiro. Quando sei in mood positivo è tutto semplice…Ma quando sono più di due settimane che sei chiuso in casa fai un po’ fatica a rimanere su con il morale, sopratutto se per fare dei passi diversi dal solito avanti indietro in casa sei costretto a fare mezz’ora di scale, perché hanno tolto perfino le passeggiate. Però è importante concentrarsi su qui e ora per non perdere la testa. Programmare la giornata, sognando le nuove avventure che verranno e ricordando le vecchie. Ci stiamo facendo una cultura di video di fulltimers, ragazzi che vivono in camper tutto il tempo dell’anno e girano Americhe, Europa, Asia… Un sogno. Chissà che non ci dia delle idee per cambiare vita. Ma torniamo ai ricordi della nostra più lunga vacanza camperizzata.

5° GIORNO: 20 AGOSTO 2019. Nella mattinata abbiamo salutato Somo con una session di surf,tutti e due insieme. E’stato molto divertente! 2 h di tuffi e di frullate sott’acqua. L’oceano ha una forza incredibile. Sposta masse d’acqua spaventose. Incredibile se ci si pensa. A Somo siamo sempre stati parcheggiati in strada, nei posteggi per le auto. Fortunatamente il nord della Spagna è Camper Friendly quindi è possibile davvero parcheggiarsi ovunque (ad agosto, figurarsi in bassa stagione), si trovano camper e furgoni parcheggiati in ogni dove. L’unica pecca è che parcheggiando in un posto auto non potevamo aprire finestre e oblò quindi asciugare mute e asciugamani era un po’ difficoltoso. Ma siamo sopravvissuti anche alla libera in una cittadina. Somo è veramente carina, una mecca del surf, onde per tutti i gusti e tutti i livelli. Infatti sulla spiaggia si trovano decine e decine di scuole di surf. Insomma non proprio una spiaggia deserta, ma diciamo che in 7 km di battigia la folla non è mai troppa. Ne in acqua, ne fuori. Nel pomeriggio abbiamo deciso di sportarci verso l’Asturia, quindi verso nord-ovest. Io sono per le strade normali, passare nei paesini, scoprire i vecchi borghi, magari fermarsi in una bella locanda a mangiare cose tipiche, quindi io avrei voluto fare tutto il nostro giro camperesco utilizzando solo strade normali, al massimo super strade. Un super viaggio itinerante. Nick invece è più pratico e ha bocciato la mia idea delle strade normali, troppo lente. Avremmo dovuto rinunciare a molte tappe del nostro viaggio se avessimo fatto solo strade normali. Ma, almeno per il primo tratto Cantabria – Asturia mi ha accontentato. Abbiamo passato paesini stupendi, incrociando pellegrini a piedi che percorrevano il Cammino di Santiago (https://laragazzadelsurfista.home.blog/2019/06/12/cammino-di-santiago/), il vero viaggio. Durante il percorso abbiamo fatto una deviazione e ci siamo fermati in un piccolo paesino chiamato Celorio che si affaccia in un insenatura in cui si trovano due spiagge Playa de Colombina e Playa de la Camaras, sono divise da promontori che si possono facilmente scoprire con delle passeggiate. Sosta foto e per una breve camminata per sgranchire le gambe, alla scoperta delle spiaggette e ripartiamo. La destinazione doveva essere Playa De Vega, parcheggiati direttamente sulla spiaggia o se volevamo in un camping carinissimo, immerso nel verde a pochi passi dalla spiaggia.

Dove ho trovato i posti in cui dormire da questo punto in poi? Dovete sapere che prima del viaggio, su indicazione di Nick ho fatto una ricerca. Per ogni “regione” spagnola, che poi regione non è la parola esatta perché Cantabria, Asturia e Galizia sono comunità autonome, Asturia è addirittura un principato, sono andata a cercare sui vari blog di viaggio e su i vari siti di surf posti che potevano essere degli ottimi spot di surf e dei parcheggi/aree sosta e/o campeggi in cui sostare di modo da non partire troppo alla cieca. Magari camperisti wild e fulltimers non approveranno ma essendo il nostro primo viaggio fuori Italia con camper volevamo comunque avere un paracadute di emergenza nel caso ci fossimo trovati in difficoltà. Inoltre ho scaricato una app che si chiama Park4Night anche qui i camperisti wild magari storceranno un po’ il naso ma sinceramente la trovo molto utile in un agosto abbastanza trafficato. La mappa di Park4night ti indica i luoghi per dormire (in libera o in area sosta o in campeggio), carico e scarico e lavanderie. Il tutto condito da foto e commenti di persone che sono già state li. Il sito è: https://park4night.com/.

Purtroppo però il nostro bellissimo punto di arrivo era pieno… Il parcheggio in spiaggia non consentiva la sosta notturna quindi su consiglio del signore del campeggio ci siamo spostati a Ribadesella, diretti al Camping Los Sauces. Il primo impatto è stato terribile, lontano dal mare, in una zona semi in costruzione e semi residenziale, anni 80 ruggenti e anche un po’ fatiscente. Ma alla fine quando c’è una doccia calda e sopratutto con acqua illimitata ad aspettarti, tutto il resto scompare. Nel frattempo tra noi l’aria era diventata vento di bufera. I primi giorni di convivenza 24 h su 24 si facevano sentire. Nick va in para per niente, c’è gente in giro, effettivamente troppa, rispetto alla sardegna di dicembre, ma si deve rimanere calmi e risolvere la situazione trovando escamotage e alla fine questa Ribadesella si rivelato un ottimo piano B. Siamo andati a fare una passeggiata verso il mare e il paesino ci ha ricordato subito Levanto. Un golfo riparato da piante di eucalipti, una bellissima passeggiata che costeggia tutta la spiaggia e un centro carinissimo dove abbiamo provato il Sidro, una cosa che non si può non assaggiare se si va in Asturia. In realtà, in confronto al nostro vino non ha niente da paragonare, e nemmeno alla birra, ma era giusto assaggiarlo. Viene servito nelle sidrerie con camerieri che te lo servono a caduta, quindi tengono la bottiglia in una mano, braccio teso sopra la testa e il bicchiere nell’altra mano questa volta con braccio totalmente abbassato, nel gesto chiamato “escanciar”. Questo metodo permette al sidro di schiumare ed è proprio in quel momento che bisogna berlo. Noi purtroppo non avevamo i camerieri che versavano il sidro a cascata ma avevamo un attrezzo che doveva fornire la stessa funzione. Sidro accompagnato da rabas fritas e “tipico” piatto asturiano: 2 uova, carne macinata e patatine fritte. Diciamo che a piatto asturiano tipico poi ci siamo rifatti con la fabada presa al supermercato: zuppa di fagioli bianchi con l’aggiunta di salsiccia, chorizo, morcilla asturiana(sanguinaccio) e altri tagli grassi del maiale, un piatto alla Bud Spencer insomma. Abbiamo fatto la nostra passeggiata di 1 h per rientrare al campeggio e siamo andati a dormire.

6° GIORNO: 21 AGOSTO. Oggi ancora aria di tempesta dentro Elvis, fuori il sole ed una bellissima giornata. Nick è andato a correre e io mi sono fatta una tranquilla colazione. Quando il mio pazzo furioso è tornato, abbiamo deciso di fare un giro in bici (parlerò in un articoletto di quante cose avevamo dentro il gavone o garage di Elvis) per liberarci un po’ della tristezza delle ultime due giornate un po’ litigarelle. Si sa lo sport aiuta la mente. Siamo partiti con la voglia di andare a vedere Playa de Vega e la “forra” (la strada passa in una spaccatura della roccia immersa nel verde di eucalipti) che c’è poco distante dalla spiaggia. Abbiamo percorso stradine isolate, su e giù per colli in mezzo alle mucche, un paesaggio montano a picco sull’oceano. Prati verdi, fiori di campo gialli e viola, ortensie, meleti e limoni e il cielo azzurro. Come si fa a rimanere arrabbiati in un tripudio di colori e di bellezza. Abbiamo raggiunto la spiaggia e siamo finiti a mangiare una super baguette con jamon picniccando su un tavolino in mezzo alla forra. Abbiamo fatto una tappa al campeggio a lavarci e a lavare un po’ di cose e poi di nuovo in spiaggia a Ribadesella. Dove io mi sono dedicata al “sunbath” (come direbbe la mia amica Patty) e Nick ha fatto il suo 3° sport della giornata con una bella session di surf. Mentre prendevo il sole però, ho spiato una maestra di una scuola di surf per cercare di apprendere qualche segreto in più, visto che da Nick non mi arriva nemmeno un consiglio. La sera abbiamo fatto un aperitivo in camper e ci siamo fatti una cenetta sotto la veranda in tranquillità. Pero alle 22 è arrivato il freddo umido della notte. E’ ora di andare a letto.

7° GIORNO: 22 AGOSTO. Dopo due giorni in campeggio avevamo voglia di cambiare aria, siamo tornati a Playa de Vega poi in serata ci sposteremo. Nei weekend di alta stagione è consigliato starsene in un luogo fermi perchè gira più gente. Oggi super surfata, 2h in acqua la mattina e 1 oretta al pomeriggio e sono riuscita a surfare ben 3 onde. Le onde dell’oceano sono così potenti e il più delle volte mi fanno paura, sono sberle non indifferenti quanto ti arrivano in faccia. In poche onde surfate, ho bevuto, il leash cadendo mi si è legato alla gamba e al dito e mi ha strappato il dito che a momenti mi si stacca. Un casino. E poi c’è gente che dice che è divertente… Sarà… Forse quando sei sulla tavola al salvo… 🙂 Il problema fondamentale della mia paura è che le enormi onde potenti e assassine sono onde che viste da fuori fanno ridere. Decine di cm non centinaia. Di certo a forza di prendere delle schiume in faccia e delle onde in testa diventerò meno paurosa e più intraprendente. Ma non mi vedrete mai surfare le onde a Supertubos, Pipeline o Nazarè, a meno che non ci siano condizioni da longboard. Dopo un pranzo a base di hamburger cucinati sul momento strabuoni, birra media per Nick e un mojito strabuono per me (compreso di balla della sottoscritta) , bagnetto, salutiamo la spiaggia con la promessa che ci torneremo, perchè veramente carina. Decidiamo di spostarci in Galizia per evitare il caos del weekend. Sulla strada per la Galizia avevo in mente di fare una deviazione a Praia das Catedrais, ma il tramonto ha avuto la meglio. Io purtroppo non ho potuto vederla perché Nick ha la frenesia da onda che magicamente cancella tutti i luoghi che non hanno a che fare direttamente con surf o windsurf, purtroppo chi è una “ragazza del surfista” sa di cosa parlo. Praia das catedrais è una spiaggia il cui nome deriva da particolari conformazioni della roccia ed a archi naturali (alti fino a 10 mt) che ricordano una cattedrale. Si possono visitare con bassa marea direttamente accedendo alla spiaggia mentre durante l’alta marea c’è un sentiero panoramico che costeggia tutta la spiaggia. Eventualmente prima di andare consultate le maree, ovvio dire che i momenti più magici sono tramonto e alba. Ultima info: durante l’estate si deve prenotare l’ingresso perché il numero di visite è limitato. Quindi rimandata per la prossima volta la gita alla spiaggia della cattedrale, Nick ha proposto di uscire a un uscita a caso dell’autostrada e io non ho potuto tirarmi indietro, con una proposta così non posso che essere d’accordo. Ho cercato su Park4night un posto sicuro dove fermarci e abbiamo trovato un tesoro nascosto, una chicca pazzesca,un parcheggio per 3 camper un un promontorio con un faro. Il faro di San Augustin. Siamo arrivati giusto giusto mentre il sole si tuffava nell’oceano, uno spettacolo pazzesco, colori stupendi, paesino da fiaba e fiori di un blu cangiante. Tutto era magia. Era quello che aspettavo da questo viaggio, un posto incantato trovato al di fuori dai percorsi stabiliti e turistici, fuori da qualsiasi programma. Questo posticino non l’abbiamo cercato ma lui ci ha trovato. Per concludere questa serata in bellezza serviva del buon vino, un bel piatto di pesce e la notte stellata ad abbracciarci, purtroppo avevamo solo delle bistecchine di maiale dure come il cemento, insalata e birra, per fortuna le stelle ad abbracciarci c’erano. E cullati da una notte stellata ci addormentiamo. La Galizia ci aspetta.

Capitolo 1: Cantabria

Sarò strana ma io sto bene in questa quarantena. La cosa che apprezzo di più è il tempo che questo isolamento forzato mi sta regalando. Ho tempo di fare tutte le cose che avrei sempre voluto fare: tempo per imparare lo yoga, tempo per concentrarmi sulla meditazione, tempo per ritrovare me stessa. Poi lo studio per il mio futuro, allenamenti per tenermi in forma e non ingrassare visto che un altro hobby della quarantena è cucinare manicaretti. Non ho mai avuto hobby, passatempi, passo tutto il tempo della giornata a correre. Passiamo in realtà, penso di non essere l’unica. Passo finalmente del tempo con Nick, 24h su 24 7/7 e non 3 ore la sera stanchi e distrutti dalla giornata lavorativa. Questo non vuol dire che io non sia preoccupata della Pandemia in corso, che non mi chieda quando mai finirà e potrò tornare a riabbracciare i miei, le mie sorelle e i miei nonni. Ma invece di concentrarmi sul futuro, ho deciso di concentrarmi (come non ho mai fatto) sul presente. Sulla giornata… Sul respiro… Come la meditazione e lo yoga insegnano. E’ un altra cosa positiva di questa prigionia forzata, durante la quotidianità sono sempre stata abituata a pensare, dal mio risveglio la mattina, a quello che verrà dopo: alle 12:30 devo correre a fare crossfit, domani devo correre a fare la spesa prima che vengano ospiti a cena, mercoledì sera ho la cena con i miei, giovedì cena con i suoi, venerdì mi devo preparare per andare via con Elvis, dove si andrà?cosa devo mettere in borsa? e la domenica a pensare che il giorno dopo sarebbe ricominciato tutto da capo: lavoro, corse, palestra, poco tempo per le persone care e per le cose importanti. Questa situazione rivoluzionerà il modo di pensare di tanti, il mio l’ha già rivoluzionato. In attesa di tornare a viaggiare, spero di allietare anche la vostra quarantena, raccontandovi il nostro viaggio più lungo (fino ad ora) fatto con Elvis.

1° giorno – 16 agosto. SI PARTE!!!! Usciamo da casa alle 3:40 di notte, anche il nostro Elvis è pronto alla partenza, abbiamo impiegato 2 giorni per caricare tutto il necessario, nessuna dimenticanza, si spera! Facciamo 2 km e… “Nick non trovo il cellulare”… panico da parte mia, rabbia e frustrazione da parte di Nick… Se va come è andata la partenza … Siamo in una botte di ferro! Si riparte… Ho mappa cartacea, navigatore TomTom e Google Maps per la strada. Si procede senza particolari intoppi, passiamo la Liguria senza problemi. Io incredibilmente riesco a stare sveglia e a far compagnia a Nick, ci fermiamo in un area sosta per un caffè e si riparte! Arriviamo in Francia di prima mattina. Passiamo Monaco, Nizza, Cannes, Frejus. L’adrenalina e la voglia di iniziare questo viaggio ci caricano e non vediamo l’ora di toccare l’oceano. Il piano è guidare fino a Biarritz e fermarci per la notte nei dintorni e l’indomani svegliarci con il mare. Il piano non solo è stato vanificato, ma è stato distrutto e disintegrato. Un castello di sabbia schiacciato dal piede di bambino dispettoso. Durante la marcia sento alla radio la voce della speaker che parla di “trafic” “circulation dense”, allarmata guardo google maps e la scoperta è traumatica. Code da Aix-En-Provence a Montpellier. Un incidente dopo l’altro, una coda dopo l’altra. Un lungo serpentone di macchine ferme su carreggiate di 4/5 corsie. Tratti fatti uscendo dall’autostrada seguendo Google Maps recuperando non si sa , sinceramente, quanti minuti. Abbiamo fatto una sosta per pranzetto veloce in un area sosta in quel tratto di strada e non ci siamo nemmeno potuti rilassare. Nick ha dormito una decina di minuti e io sono rimasta sveglia a controllare il perimetro del camper. Su ogni forum di camperisti in cui si capita, mentre si organizza il viaggio, il monito è lo stesso “mai fermarsi nelle aree soste nel sud della Francia, mai dormire di notte in una di quelle aree sosta”. Il rischio è che ti portino via anche il camper e ti lascino su una panchina a dormire sul materasso. Quindi praticamente in quella mezz’ora che ci siamo fermati io ho studiato qualsiasi persona si aggirasse per quell’area sosta cercando persone sospette. Una sosta veramente riposante. Ripartiamo e ormai la coda è infinita, io non ce la faccio più dopo 14/15 h di camper (senza guidare) sono distrutta, immagino Nick. Passiamo Carcassonne verso le 16:00, ormai l’obiettivo “oceano” è irraggiungibile quindi cerchiamo di avvicinarci il più possibile a Tolosa, in modo che il giorno dopo saremmo partiti presto senza preoccuparsi del traffico della città. Come insegna il manuale del buon camperista la sosta notturna si fa fuori dall’autostrada, quindi usciamo a caso seguendo l’app Park4night che ci segnala un area sosta vicino all’uscita dell’autostrada. Ci troviamo a Castelnaudary, una cittadina carinissima. Purtroppo non siamo riusciti a vedere molto perché siamo arrivati al tramonto e siamo ripartiti all’alba. Ma abbiamo fatto una camminata (per sgranchire le gambe) lungo il romantico Canal di Midi, un canale artificiale che collega il fiume Garonna al mar Mediterraneo. E’ una delle vie navigabili più famose al mondo. Mentre passeggiavamo sul canale abbiamo visto chiatte bellissime con biciclette a bordo e abbiamo sognato per un attimo di stare su una di quelle. In tutto il caos della giornata immaginarci su una chiatta che procede lenta lungo il fiume è stato quasi rigenerante. Un ottima idea di vacanza alternativa, la vita che scorre con il lento scorrere del fiume e trovarti ogni giorno in una cittadina differente: Carcassone, Narbona, Beziers, Sete, Tolosa. Tutto il Canal du Midi è costeggiato da ciclabili dove il tempo scorre con la stessa velocità delle barche che navigano sul fiume. A Tolosa si collega la ciclabile dei due mari che prosegue per Bordeaux e collega il mar Mediterraneo con l’oceano Atlantico, oltre 500 km di vecchi canali, ex ferrovie e strade bianche. Questo gioiellino di posto ci ha dato già due bellissime idee di viaggio insoliti. All’area di sosta non c’era posto e nemmeno nel campeggio comunale ma gentilmente il parcheggio ci ha fatto sostare nel parcheggio esterno. Abbiamo cenato con 4 birre e pommes frites grande gentilmente riforniti da Lilly, la signora che aveva un piccolo baracchino di street food all’interno del campeggio.

2° GIORNO – 17 agosto. Sveglia h 5:00 e ripartiamo! Il mio cervello non è abituato a dormire così poco, Nick sembra che dopo le 15h guidate e 5 h di sonno della notte prima non faccia nemmeno una piega. Non sapevamo bene dove eravamo diretti, non avevamo ben chiaro dove volevamo fermarci. Avevamo solo un obiettivo toccare l’Oceano. Siamo arrivati all’Oceano, a Liencres, a Playa De Valdearenas (Cantabria) alle 13:00. Siamo arrivati sabato 17 agosto, con sole e una bellissima giornata, il giorno più trafficato del mondo. Pensavo che il ferragosto fosse una cosa tipicamente italiana ma mi sbagliavo! Erano tutti in spiaggia, i posti nei parcheggi vicini e lontani dalla spiaggia erano occupati, c’erano macchine ovunque, anche lungo la strada. Eravamo stanchi, sconfortati e delusi. Ci aspettavamo poca gente, la spiaggia tutta per noi come l’avevamo vista a settembre. Abbiamo impiegato un attimo per capire cosa fare e poi abbiamo deciso, abbiamo parcheggiato il camper a 4/5 km di distanza e ce la siamo fatta tutta a piedi… Nick con tavola e muta sottobraccio. E’ stato uno spettacolo passare tutta la pineta e trovarsi una spiaggia ampissima davanti agli occhi. La temperatura era perfetta, basta caldi soffocanti della pianura padana! E noi stentiamo a riconoscere la Cantabria! Nick si tuffa per una session, io rimango a guardarlo e a sonnecchiare. Ho perso neuroni per la mancanza di sonno, non so più in che lingua devo parlare e sono abbastanza rincretinita. Abbiamo fatto un bagnetto, giocando con le onde e un aperitivo con una birretta ghiacciata. Decidiamo di tornare al camper, dobbiamo fare spesa per la serata e dobbiamo tornare ad accaparrarci un posto per la notte nel parcheggio vicino alla spiaggia. Alle 19:30 siamo riusciti a trovare un posticino per Elvis, Nick si spara un’altra oretta in acqua e io lo aspetto in spiaggia. Vedere il tramonto alle 21 di sera non ha prezzo, è spettacolare. Finalmente siamo arrivati al punto di partenza del nostro viaggio!

3° GIORNO: 18 AGOSTO. Svegliarsi ad un orario decente non ha prezzo. Coccolarsi e andare a vedere il mare appena svegli nemmeno. Adoro tutto questo! Sopratutto se il tempo è nuvoloso e fresco. Niente sole, niente caos, niente spagnoli in gita. Che pace! Abbiamo fatto una bellissima passeggiata sotto una pioggerellina fine e diventata poi pioggia tra le dune del parco di Liencres. Poi abbiamo fatto un po’ di vita campereccia. Una giornata così in relax ci voleva proprio! Il pomeriggio ci siamo spostati a Somo (paesino vicino Santander), una destinazione per noi già amica. Ci ha accolto con pioggia e vento e poche onde. Abbiamo incontrato ragazzi che venivano dal nord Italia e un amico che abita la. Abbiamo bevuto una birra o due e ci siamo mangiati un tipico Hamburger spagnolo. Non è vero, non c’era niente di tipico. Era solo un hamburger molto buono. La notte dormiremo nelle vie del paese di Somo, sperando che l’indomani il tempo sia migliore e magari ci siano anche un po’ di onde.

4° GIORNO: 19 AGOSTO. Ci siamo svegliati di buon ora e abbiamo fatto addirittura colazione al bar con una gustosa ed enorme napoletana: un fagottino ripieno di cioccolato. Una super goduria. La giusta carica per entrare in acqua! E’ si, perché oggi non si perde tempo e si entra in acqua! E’ stata un uscita sfiancante, condizioni difficili e mare incasinato. La prima uscita mi ha messo KO. Nick si è fatto un altra session nel pomeriggio ma io ero talmente cotta che sarei affogata o uscita sputata fuori da un onda. Ci sarà tempo per risalire sulla tavola, il fatto è che mi sento proprio brocca. Speriamo di s-broccarmi. Nel frattempo ho passato il pomeriggio in spiaggia a vedere il mio surfista cavalcare le onde poi birrettina e spesa per la cena. Si passa la sera tranquilla con Elvis, bisogna iniziare a mettere dei punti sulla nostra cartina stradale. Prossima tappa: Asturia.

Arrivederci! (Sardegna parte 4)

1 gennaio. La mattina ci siamo svegliati all’alba. Con la nostalgia di un anno appena finito e la smania di sapere cosa succederà in questo 2020. Sarà un anno di cambiamento, perché io non ho ancora trovato me stessa e sto ancora cercando la mia strada. Non sarà una strada battuta, asfaltata, segnata sulle mappe è più un percorso in mountain bike ma di quelli che non sei certo di dove andrai a finire. Con un bello sterrato impegnativo. Mi sto allenando per affrontarla!

Primo gennaio 2020

Dopo questi ultimi cambiamenti mondiali questa strada è ancora più delineata davanti a me. Basta perdere tempo. Non ce n’è abbastanza. Mai. Chi si aspettava ,quando brindavamo (alle 21, da buoni camperisti tedeschi) a un bellissimo 2020, un epidemia globale? Una malattia che ci costringesse a casa per giorni. Una malattia che ci facesse preoccupare per noi e per i nostri cari. Una malattia che oltre a chiudere le frontiere chiude i paesi, le città vicine a noi. Nessun viaggio in Europa ma nemmeno nella nostra cara Torbole, Levanto, Malcesine o Sirolo. Imprigionati a casa senza più libertà.

Torneremo a viaggiare e allora, sarà per sempre.

La prima mattina del 2020 ci siamo svegliati all’alba, ci siamo fatti una colazioncina, preparati con tutta calma e siamo andati in spiaggia. La spiaggia era deserta. Abbiamo fatto i pazzi scattando foto cretine e ci siamo goduti il sole caldo. Poi è arrivata la Patty e ci ha fatto notare che poteva essere un ottima giornata per il sup. Grazie Patty, se non ci fossi tu a darci queste belle idee! È giunta l’ora di gonfiare il mio nuovo sup e di testarlo. Gonfiaggio con cambio della guardia meglio di un pit stop della Ferrari, ci ho impiegato di più a mettere la muta. Sole caldo, mare con ondine di 30/40 cm e niente vento, condizioni perfette! Mi sono surfata le ondine, ho fatto 500 cadute in acqua ed è stato super divertente. Nick vedendo quanto ci divertiamo io e Patty non ha resistito e si è fatto prestare il sup da Valerio. Alla fine la mattina è passata tra ondine surfate e una bella suppata alle scogliere che costeggiavano la spiaggia. Rilassante la suppata, ma la mia comfort zone è stata bypassata quando ci siamo allontanati dalla riva di 150 mt. Quando l’acqua dal cristallino è diventata smeraldo intenso, ecco, li ho desiderato, pregato di non cadere dal SUP! Alla fine è stata una bellissima esperienza! La spiaggia nel frattempo si era ripopolata purtroppo, invece, i nostri amici fenicotteri dopo i botti della notte prima non avevano ancora fatto ritorno allo stagno. Al loro posto ho trovato delle piume rosa che porterò sempre con me. È stato un bel regalo di addio da parte loro.

La mia prima onda con sup

La mattina dopo abbiamo deciso di risalire la Sardegna e tornare al nord, tappa: Alghero! Salutiamo Patty e Valerio che sono stati degli ottimi compagni di viaggio e ci rimettiamo in strada. Per fortuna questa volta la strada per risalire è tutta dritta, bella scorrevole e poco trafficata. Abbiamo proprio voglia di vedere la nostra Alghero! Ma prima di arrivare alla nostra città preferita della Sardegna siamo passati per Porto Ferro. Abbiamo fatto una bellissima passeggiata che parte dalla torre sud della baia. Un sentiero vista mare per raggiungere calette e falesie sperdute, il tutto condito da rosmarini fioriti e fiori gialli qui e là. È stata una giornata stupenda, con sole e caldo primaverile. Avevamo deciso di concludere la serata in un ristorantino di pesce per mangiare la fregola sarda ma non c’era niente di aperto. Abbiamo deviato su un aperitivo a Sardoa (localino carinissimo dove fanno dei mojitos da paura). Atmosfera basca in una città con origini catalane. La serata si è conclusa con una pizza che di sardo non aveva niente e una seadas che non mi è rimasta molto impressa. Una delusione. A volte penso che siamo più bravi noi a fare da mangiare! Siamo troppo sul pezzo con la cucina.

Porto Ferro
Alghero by night
Mojito del Sardoa

Oggi da bravi algheresi siamo andati a Crossfit Jailbreak Alghero ad allenarci. Io non avevo per niente voglia, entrata nel mood vacanze faccio sempre un po’ fatica a fare fatica. Nick mi ha praticamente trascinata e costretta ad andare e devo dire che è sempre un piacere tornare lì. Ottimi wod e ottima compagnia. È come sentirsi a casa.

Ma è già tempo di ripartire. Alghero non ha onde e non ha vento per i prossimi giorni e la Ciaccia si. Quindi si riparte! Il pomeriggio è trascorso tranquillo, il tempo era nuvolo e fresco quindi non invogliava ad uscire. Dopo essere arrivati alla Ciaccia però abbiamo ripreso la ricerca interrotta. La sera prima ci siamo dovuti arrendere perché non c’era un locale aperto ad Alghero. Stasera i nostri eroi riusciranno a mangiare sardo? Pesce o porceddu! Quello che c’è non abbiamo preferenze questa volta! Ho trovato un agriturismo su una collina vista mare, cena completa a 30€ e fanno il porceddu! Proviamo! Arriviamo all’ingresso della strada sterrata che porta all’agriturismo, la strada oltre ad essere sterrata ha anche una bella pendenza. Con il camper è un rischio. Andiamo a vedere a piedi, tanto è solo 1 km. Alla fine abbiamo scoperto che il km dei sardi non è il km del continente perché abbiamo continuato a camminare fino a che non abbiamo intravisto dove poteva essere l’agriturismo. Con camper strada però infattibile. Una volta scesi dalla scarpinata e tornati al camper abbiamo incrociato il proprietario dell’agriturismo che ci dice che, ovviamente , sono chiusi. Niente porceddu, niente fregola, niente cannonau, niente pecorino. Una settimana in Sardegna e non ho assaporato niente di sardo, se non una seada che sapeva di fritto misto. Che tristezza! Alla fine però quando ormai avevamo perso le speranze eccola, un osteria, vicino alla Ciaccia e con un ampio parcheggio per il camper. Chiamiamo e….. È aperta!!! Stasera si mangia fuori siiiii! L’osteria era molto chic tutta sui toni del bianco, con un illuminazione soft molto carina abbiamo mangiato antipasti misti con carciofini sott’aceto (che sono tipici della zona), salumi, spaghetti broccoletti salsiccia sarda e gorgo piccante, di dolce ovviamente seada. Tutto molto buono anche se non proprio tipicamente sardo. (Osteria Dei Poeti a Muddizza).

Ed è arrivata la fine anche di questa vacanzina. Il cielo è grigio e malinconico come noi. C’è anche freschino. La giornata si svolge tranquilla in camper, con pulizie prepartenza e sonnecchiamento generale. Nick però è riuscito a uscire in surf e si è fatto un ora in acqua. Ha dato un super saluto alla nostra amica Sardegna.

Ciao Ciaccia, è un arrivederci!
Surfing in La Ciaccia

Partiti h 16 per Olbia per imbarcarsi, siamo arrivati giusti giusti per salire sulla nave. Niente regalini per i parenti! Niente pane carasau come scorta per quando torniamo a casa. Un disastro! E mi riduco ogni volta all’ultimo. Questo è un monito per tutti quelli come me che pensano sempre alle cose l’ultimo giorno, in ritardo invece di pensarci all’inizio della vacanza.

Siamo tornati a casa il 5 gennaio dopo aver percorso 1890 km su e giù per la Sardegna. Siamo arrivati a casa con la promessa che saremmo tornati magari in primavera per vedere la Sardegna con altri colori e magari con un altro clima. La promessa non si potrà mantenere, visto le news dell’ultimo mese. Ma rimarrà un bel progetto da realizzare al più presto.

Buon 2020! (Sardegna parte 3)

Quale occasione migliore di una quarantena per finire il mio racconto sulla Sardegna? Quale occasione migliore per viaggiare con la mente quando si ha il corpo incatenato in un posto? Nella speranza che arrivino di nuovo i giorni in cui potremo ancora viaggiare e riempirci gli occhi di tramonti infuocati, oceani infiniti e natura rigogliosa.

Al risveglio, guardo come ogni mattina fuori dall’oblo della camera da letto e vedo il mare… Allora tutta la strada disastrata della sera prima ha dato i suoi frutti… La spiaggia di Funtana Meiga c’è ma manca il vento per un uscita di windsurf! Quindi decidiamo, dopo una bella colazione, di farci una camminata fino all’area archeologica di Tharros e San Giovanni Sinis dove abbiamo addirittura trovato un bar aperto (civiltaaaaà). Una bellissima passeggiata tutta in riva al mare e un bellissimo paesino tipico quello di San Giovanni Sinis pieno di storia, fosse stato aperto qualcosa sarebbe stato bello andare a visitarlo e a scoprire meglio la storia. Poi è arrivato il vento e quando il vento chiama Nick risponde! Quindi siamo tornati al camper e ovviamente si è fiondato in acqua! Tanto è legato alla sua muta che ha addirittura comperato del formaggio da un pastore ancora con la muta bagnata addosso. Ok, il formaggio ce l’abbiamo, il problema è che siamo senza cibo e se per pranzo abbiamo ripiegato su tonno e fagioli la cena dobbiamo assolutamente procacciarla! Decidiamo che è ora di ripartire, il vento è finito e noi abbiamo fame di onde! Prossima fermata Buggerru ma per la sera ci fermiamo a Guspiri, le strade sono ancora un incubo!

Tharros
Funtana Meiga dintorni
Windsurfing in Funtana Meiga

Abbiamo passato la notte parcheggiati in una stazione di servizio fuori da Guspini, per fortuna erano con noi i nostri amici. In due ci si fa forza! “Orario Malcesine” che vuol dire verso le 6 di mattina (perché a Malcesine, nota località del lago di Garda, d’estate, il peler, vento da nord, arriva alla mattina presto) siamo ripartiti direzione Buggerru! Per fortuna l’abbiamo fatta la mattina, credo che sia la strada più tortuosa del mondo, tutta in mezzo ai monti e al verde sardo. Quando abbiamo visto il mare non ci credevamo, pensavamo di essere stati catapultati in Trentino! Buggerru è un paesino che mi è piaciuto molto, caratteristico per la sua posizione incastrata tra i monti e davanti un mare con dei colori stupendi. È un paesino che ha visto la sua espansione in epoca mineraria (1900) ed è stato teatro di un ingiusto eccidio. Bello vedere che è ancora presente la storia mineraria di un paesino che è nato solamente per il lavoro. Sarebbe stato bello visitare la miniera con il trenino elettrico ma ovviamente in bassa stagione non funzionava. (L’unico lato negativo del viaggiare in bassissima stagione). Le onde però c’erano, per la prima volta il Mediterraneo mi sembrava Oceano, onde potenti e ripide, quasi tubanti. Uno spettacolo anche per chi non entrava in acqua. Nick si è sparato due session. Condizioni impegnative, tutta gente brava, corrente a lato del molo e a centro baia che ti portava fuori. Per i bravi una giostra, per me un incubo! Ci ho provato, ci abbiamo provato io e la Patty ad entrare per surfare gli schiumoni ma non siamo riuscite a fare nulla. Peccato! Abbiamo fatto un giretto la sera in centro, ma poi siamo tornati ad ubriacarci in camper. Vino cannonau e pane carasau come se piovesse.

Carovana on the road
Panoramica Buggerru
Una delle onde di Nick
Buggerru by night

Di fianco a noi, seduti su Elvis al caldo con la stufetta che va, c’era un furgonato con dei ragazzi tedeschi, surfisti anche loro, con bimbi piccoli. Loro cenavano fuori, al freddo, attorno a un fuoco acceso con delle sterpaglie trovate intorno all’area sosta. Li ammiro, ammiro il loro vivere wild & free, il loro stare bene con la natura, all’aria aperta qualsiasi sia la stagione. Adoro il fatto che i bimbi vengano educati senza troppe paturnie, adoro che vengano educati allo “stare fuori”, al vivere l’esterno senza problematica di meteo, clima e temperatura. Non ho mai visto un bimbo da una famiglia di tedeschi furgonati o con camper con in mano uno smartphone, un tablet ne durante il giorno, ne durante i pranzi e le cene per tenerlo calmo. Mangiano, giocano, si sporcano e stanno fuori, ci sia caldo freddo, faccia vento o piova. Da ammirare veramente.

La mattinata seguente ci siamo svegliati e niente onde… Noooooo e io che volevo entrare con una scadutina!! Aspettiamo il sole che arriva alle 10/10:30, fino ad allora l’area sosta è una ghiacciaia! E decidiamo di spostarci a Chia alla ricerca di qualche ondina… E alla ricerca di nuovi posti da visitare! Si parte… Patty e Vale in pole position e noi li seguiamo! Con doppio navigatore (telefono e specifico per camper) riusciamo ad allungare la strada di non so quanti km. Curve su curve, un calvario… Se potessero srotolare queste stradine verrebbe fuori una strada lunga quanto l’Italia! Abbiamo deciso di fare una sosta al tempio di Anthas, tempio punico romano bene conservato. Sosta durata il tempo di 2 foto e siamo ripartiti. Di nuovo curve. Tutte quelle curve non le fai nemmeno se fai il sellaronda in bicicletta. Siamo arrivati a Chia distrutti, sembrava di aver fatto Mantova-Biarritz invece avevamo fatto nemmeno metà Sardegna. Abbiamo trovato un area sosta stupenda a ridosso di uno stagno di acqua salata abitato da fenicotteri rosa. E noi con Elvis ci siamo parcheggiati proprio a ridosso dello stagno e dall’oblo vediamo anche il mare. Abbiamo fatto una passeggiata in spiaggia giusto per muoversi in po’. Per fortuna qui le spiaggie sono lunghe e belle ampie, la passeggiata al tramonto ci stava tutta. Da bravi e tipici camperisti tedeschi h 18:30 cena e poi alle 22 a letto!

Tempio di Antas
La vista dalla nostra casa
Fenicotteri al tramonto

Siamo arrivati all’ottavo giorno di viaggio e oggi sembra che le onde siano quasi carine. Sentiamo altri due amici trovati per caso a Chia e ci diamo appuntamento ad un secret spot. Lo swell non è ancora dei migliori quindi perdiamo un po di tempo tra bar e spesa e passeggiata a Pula. Poi torniamo alla spiaggia nel pomeriggio, la situazione sembra migliorata e si decide di entrare. Entro anche io, le onde non mi sembrano tostissime. Prima di entrare Nick mi guarda e mi chiede “sei sicura di entrare, le onde sono grandi!”… Gli uomini e il loro savoir-faire, le cose giuste dette al momento giusto. Vagli a spiegare che mi ha fatto passare tutta la poesia con quelle 3 parole, vagli a spiegare che la mia convinzione di entrare sì e sciolta come neve al sole. Niente, con muta, rimango fuori a guardare gli altri e dopo aver studiato al meglio la situazione decido di entrare sfruttando Nick che è tornato a riva a prendere la corrente che porta fuori. Maledetta corrente e maledetto mare. Non si vede un accidente e le Poseidonie si attaccano dovunque. Il mare ne è pieno! Le onde mi sembrano così grandi che non ho nemmeno il coraggio di prenderne una. Ah, il fondale è di roccia. Ah, e l’unico modo per tornare a riva e prendere un onda ed arrivare a riva perché c’è corrente! Quando mai sono uscita! Ma mi faccio coraggio, trovo la MIA onda, remo, salgo, mi alzo e … Non mi godo nemmeno l’onda! Ero talmente agitata che il mio unico pensiero era quella di toccare la riva. Bello surfare direte voi! Si, quando riuscirò a trovare la mia dimensione in acqua sarà bellissimo. Vorrei rifarlo ma il pensiero di ritrovarmi di nuovo allo stesso posto di prima mi blocca, per oggi mi fermo qui, un onda presa, mezz’ora in acqua a guardare gli altri. Hey, è anche così che si impara! Birretta con gli altri post session e arriviamo in camper alle 19. Oggi addirittura mangiamo ad orario italiano!

Nei dintorni di Pula

Ultimo dell’anno e la Sardegna ci ha regalato onde anche oggi! Abbiamo trovato uno spot carinissimo, mare smeraldo e ondine che si srotolato glassy. Io mi sono dedicata alle schiume. Dopo la mattina di onde e centrifugate siamo andati a farci una bellissima passeggiata sulla spiaggia fino alla torre di Chia e siamo tornati al nostro campo base, il nostro posto riservato vista flamingos, la nostra casa nella prateria. Ci siamo preparati per il grande cenone di fine anno e alle 22 eravamo a letto, Nick con la febbre che delirava non ha nemmeno sentito i botti e i fuochi d’artificio che scoppiavano nei dintorni. Incredibile allora c’è gente anche qui! BUON 2020!

Vista di Chia
Ultimo tramonto 2019!
Culurgiones

Aria…

Finalmente siamo ripartiti… Finalmente respiro di nuovo! Mi trovo sul molo di Viareggio, la gente dietro di me passeggia, chiacchiera, è allegra… Piove, con il sole… e io la sto prendendo tutta… Sento le gocce di pioggia che mi cadono sul viso, l’aria di scirocco che mi accarezza i capelli e sto bene. Non mi importa di prenderla tutta, non mi importa se per gli altri sono strana. Non ho ombrelli e non mi importa. Mi sto godendo questo attimo di libertà. Questo istante di vita, della vita che vorrei tutti i giorni. Ogni goccia di pioggia è un toccasana per me, sto bene. E quando sto bene mi viene l’impulso di scrivere. Di mettere nero su bianco la mia felicità.

Nick ovviamente, ormai lo conoscete, è in acqua che si sta divertendo tra le onde. E io adoro guardarlo. Prima o poi lo raggiungerò in acqua e non starò più solo a guardarlo. Ma sicuramente troverò sempre il tempo per starmene qualche minuto in spiaggia o sul molo a guardarmi il mio surfista che prende le sue onde. La sua felicità è contagiosa, per me.

Mi mancavano questi momenti, mi mancava il mare. Siamo scappati via tutti i weekend da quando siamo tornati dalla Sardegna (arriverà anche la terza puntata e resoconto finale della vacanza, non perdete le speranze) e siamo sempre stati nella nostra seconda casa: Torbole. Ma ormai il nostro spirito nomade non si accontenta più. Per lo meno il mio! Ho bisogno di viaggiare, vedere posti nuovi, tramonti diversi ogni giorno, di sentire  il rumore delle onde e di perdermi in queste ogni giorno. E ogni tanto perdo di vista tutto questo, il mio obiettivo, la mia libertà, la mia felicità e mi sento soffocare, mi sento stritolare… Poi, per fortuna, c’è la pioggia di inizio marzo con il cielo pieno di nubi e un raggio di sole che illumina il mare a chiarirmi tutto.

Automa

Ultimamente ho la sensazione costante di stare a perdere tempo… Cioè non proprio perdere tempo, ma perdere IL tempo… Come se mi scivolasse via dalle mani, si disperdesse come sabbia impalpabile tra le dita, non riuscendo ad assaporare niente di quello che mi accade attorno. Sono un automa, faccio quello che mi dicono gli altri quando me lo dicono gli altri. Lavoro dalle 8 alle 12:30, corro palestra (sempre in ritardo e se riesco), torno al lavoro dalle 14:30 alle 18:30, casa, cena, se riesco qualche faccenda domestica e a letto. Entro al lavoro che non c’è il sole, esco a fine giornata che non c’è sole. Entro che fa freddo, esco che fa freddo. Ogni mattina faccio suonare la sveglia 5/6 volte perché di svegliarmi per affrontare un altra giornata così non ne posso più. Sono come un carcerato, la mia ora d’aria? Il weekend. Venerdì inizio a respirare… esco dal lavoro che è ancora giorno, carichiamo il camper e scappiamo (che sia anche solo andare nella nostra Torbole). Scappiamo dallo smog della pianura padana, dalla routine che ci uccide e dalla schiavitù.

Respiro, quando il cancello di casa mia si apre e usciamo con il camper. Respiro, quando prendiamo la strada che porta alla nostra destinazione. Respiro, e canto canzoni che passano alla radio. Buon umore. Respiro e mi sento finalmente bene. Cenetta in camper o fuori al ristorante/trattoria/locanda o quello che ci va, poi a letto. Nel nostro nido. Un altro respiro. La mattina apro le finestre, guardo il panorama e respiro. Profumo. Profumo di salsedine o di montagna. Lo scroscio delle onde. Le montagne innevate che incorniciano il lago. Coccole, tempo per noi. Tempo per stare insieme. Toccarsi, stringersi, amarsi. Colazione con calma nel nostro camperino e poi passeggiata all’aria fresca. Poi si decide cosa fare a seconda del luogo in cui siamo: mare… lago… sur… trekking… arrampicata? Quello che vogliamo con i tempi che vogliamo. Io e Nick, insieme. Tempo condiviso, tempo pieno di avventure, di passatempi divertenti, di sport. Tempo in mezzo alla natura. Respiro. Tempo di sorrisi e di risate. Poi scende la sera, si decide dove mangiare e cosa e si passa ancora del tempo assieme. Una partitina a briscola, un film visto alla TV del camper. Ancora tempo per noi. Respiro.

Poi la domenica, quando è ora di tornare a casa il respiro si blocca, diventa un rantolo. La strada del ritorno si riempie di silenzi. Non ci sono più canzoni da cantare o da ballare. I miei pensieri tornano alla settimana. Allora inizio a trattenere il fiato, arrivo a Mantova in apnea. Nebbia, buio. È già finita la mia ora d’aria? Ho vissuto per un weekend emozioni, stimoli, sentimenti ed ora la devo mettere in stand by? Di nuovo? È passato così in fretta, è stato tutto così inteso e così pieno.

Non ho più voglia di mettere in stand by la mia vita. Fino al weekend successivo. Momenti che scivolano via. Sabbia che se ne va e non torna più…

Buon Natale! (Sardegna parte 2)

Alla Ciaccia abbiamo passato la nostra seconda Vigilia di Natale insieme. Come l’anno scorso abbiamo fatto un menù di pesce. Almeno una tradizione l’abbiamo rispettata! Ma questa volta il panettone l’abbiamo portato da casa… Mai comperare un panettone in un supermercato sardo, lo pagherai come oro!

Il menù prevede: antipasto di mare, insalata di polipo, tortiglioni ai frutti di mare e gamberi, insalata e panettone originale al cioccolato, il tutto innaffiato da ottimo prosecco. Ubriachi, abbiamo scartato i regali di Natale (in realtà io il mio regalo di Natale l’avevo nel garage del camper: un sup gonfiabile tutto per me). Abbiamo ballato e cantato canzoni di Natale, ci siamo goduti la bella serata e ubriachi ci siamo addormentati. Adoro passare del tempo con Nick e adoro passarlo nella nostra casa su ruote. Cos’ha una casina di pochi mq rispetto a una grande e dispersiva? Adoro stare vicino a Nick, adoro sfiorarlo o anche solo incrociare il suo sguardo. In camper questa cosa avviene praticamente ogni volta che ci si sposta e che si fa qualcosa. In casa è tutto più distante, più dispersivo. Io sono sul divano a leggere, lui sul tavolo a disegnare e i nostri occhi non si incrociano mai, le nostre dita non si sfiorano ed è tutto così insipido. Vivere la vita in camper è saporito, invece, colorato e vivace. Intenso.

Il giorno di Natale è passato senza abbuffate e pranzi monumentali, ma in compagnia di un sole primaverile e delle onde. Nick ovviamente, dopo la sessione di windsurf il giorno della Vigilia non si è fatto pregare ed è entrato in acqua per una bella session di surf e io mi sono divertita a guardarlo prendere le onde e a fargli qualche scatto . Sarei potuta entrare anche io ma il tavolato di rocce sotto mi faceva un po’ paura. Sarà per la prossima volta! Avessi il mare davanti a casa tutti i giorni o avessi la possibilità di allenarmi su una tavola da surf ogni mese, sarei molto più tranquilla ad entrare in acqua. Ma qui si vive tra la nebbia e le mie occasioni di entrare in acqua si riducono poche surfate all’anno. Purtroppo.

26 dicembre. Ci si sposta finalmente! La Ciaccia è stupenda ma è un piccolo paesino che d’inverno non offre grandi passatempi serali (bar, pizzerie, un centro per fare passeggiate). Quindi abbiamo voglia di ripartire! Il nostro spirito da zingari non ci fa stare in un posto per più di 72 ore. Abbiamo bisogno di scoprire nuovi posti, di ammirare nuovi panorami, di innamorarci di nuove spiaggie. Partiamo per l’avventura: direzione Porto Ferro, danno ondine e noi non possiamo rinunciare. E questa volta entro anche io! Grazie alla Patty che mi ha spronato ad entrare in acqua! È stato super divertente, ho preso pure delle ondine, io che non pensavo nemmeno di riuscire a salire sul mio tavolone. Poi che acqua, ragazzi! Un azzurro pazzesco, vedevi il fondale, i piedi che penzolano fuori dalla tavola, la sabbia smossa dalla corrente e poi c’era il sole che rendeva il mare ancora più bello. Una giornata fantastica.

In viaggio

È tempo però di ricominciare a seguire il vento e le onde. È sì perché ci spostiamo unicamente in base alle previsioni. Da quando ho iniziato a frequentare Nick ho imparato qualsiasi sito di previsioni e la modalità di studio del vento e della perturbazione. Giuliacci, levati!

Quindi, le previsioni mettono vento a Funtana Meiga… E noi andiamo a Funtana Meiga ad aspettare che il vento entri. Prima di arrivare a Funtana abbiamo fatto una sosta a Sa Mesa Longa ma le condizioni non erano un granché per il surf e ormai era quasi sera. Siamo andati a vedere Capo Mannu, ed abbiamo visto uno degli spot più famosi della Sardegna.

Tra l’altro il paesino di Capo Mannu era deserto, cercavamo un posto per mangiare ma era tutto chiuso. Diciamo che il fatto che fosse Santo Stefano magari non aiutava la causa della cena fuori. Ma noi avevamo finito il cibo, avevamo fatto fuori le riserve e tra una cosa e l’altra ci eravamo dimenticati di fare la spesa. Quindi, avevamo bisogno di un ristorante!! Avevamo fame! Abbiamo cercato su google, su TripAdvisor, the fork e chi ne ha più ne metta un locale aperto ma niente. Alla fine stavamo già assaporando, con la mente, un ricco piatto di pasta in bianco solo olio, niente grana, quando lungo la strada, in un paesino di cui non ricordo nemmeno il nome troviamo una pizzeria! Una pizzeria anni 80issima, avrà avuto una cinquantina (anche meno) di posti a sedere, super rustica e alla fine anche molto buona. Ci stava proprio una serata mondana.

Dopo aver ovviato al problema cibo, ci siamo incamminati con il camper allo spot di Funtana Meiga. Questa volta niente triplice controllo con navigatore, avevamo davanti il capo carovana Valerio che con navigatore cellulare, navigatore per camperisti e mappe cartacee alla mano aveva in mano la situazione. E ci ha risparmiato un bel po’ di litigate sulla strada, perché se la strada non la scelgo io Nick non si può arrabbiare con me…

Siamo arrivati a notte fonda allo spot (le 23 di sera) ma essendo un quartiere che veniva utilizzato solo d’estate eravamo solo noi e pochi sardi venuti al mare a festeggiare il Natale. Adoro il fatto di trovarmi ogni sera un nostro posto nuovo. Di notte non hai grandi punti di riferimento, non hai un idea di dove sei perché non conosci la zona, è tutto buio e in molte occasioni isolato. L’unica cosa che si può fare e andare sotto le copertine, dormire, cullati dal rumore del mare in sottofondo, aspettando di vedere dove il surfista ti ha portato questa volta!

Capo Mannu
Sa Mesa Longa

Intrecci (Sardegna parte 1)

“Danno una super mareggiata! ci dovremo tenere alle poltrone perché si ballerà in nave… Venti fortissimi e onde giga ma quando arriviamo la ci divertiremo un sacco, ci sarà una condizione top…” Ecco, queste sono le belle notizie che mi dà Nick prima di partire per la nostra ennesima luna di miele, come le chiama lui. Io ho prenotato i biglietti già pensando alla traversata notturna da incubo. Fortunatamente abbiamo ballato per due orette poi comunque la sonno ha avuto la meglio. Coccolati dalle onde, si dorme anche meglio!

Non abbiamo resistito… per il secondo anno di fila siamo tornati in Sardegna, a Natale e con molti più giorni a nostra disposizione. E chi ci ferma più? Dopo i 21 giorni in Spagna del nord quest’estate, il camper è la nostra casa, lo stile di vita “wild and free” ci ha conquistato e non riusciamo più a farne a meno. Appena arrivati in terra sarda, ho sbagliato strada. Ragazzi con camper al seguito ascoltatemi: la Sardegna è la regione con le strade più intricate e complicate del mondo. Se srotoli le strade della Sardegna e le metti su una linea retta credo che si possa fare il giro del mondo, in lungo e in largo. Quindi: navigatore sempre acceso, controllo della strada, se ha troppe curve si cambia percorso (meglio piu lungo e con poche curve), atlante stradale alla mano (si sa mai che il navigatore perda il segnale o peggio voglia farti fare una strada che non esiste!) e un occhio anche alle indicazioni sui segnali stradali. Triplice controllo, sempre! Dopo aver fatto la strada che da Sassari va a Tempio Pausania e che ti porta poi a Porto Pollo, una notte, senza luna, da soli… Gli unici in strada… Abbiamo deciso che il triplice controllo era l’unico modo di non trovarsi più in strade così. Quello, e partire con il sole. La luce del giorno è un toccasana per la vista e l’umore.

Bene, quindi arriviamo e…dimenticando la legge del “triplice controllo”, indico a Nick la strada sbagliata. Ma non sbagliata perché piena di curve, sbagliata perché stavamo andando da tutt’altra parte di dove dovevamo andare. Dopo alcune deviazioni di percorso (il triplice controllo a volte ha delle piccole falle) arriviamo finalmente davanti alla nostra prima spiaggia!

Primo spot di questo viaggio: La Ciaccia. Arriviamo che c’è nuvolo e una brezza leggera, e sembra che il tempo si sia fermato all’anno scorso. C’è lo stesso furgone con impianto eolico di un tizio tedesco nella stessa identica posizione. E ci sono anche i nostri amici surfisti: Patty e Valerio, i signori che abbiamo incontrato lo scorso anno sempre in Sardegna. Bello averli incontrati di nuovo e bello poi aver fatto carovana con loro per tutto il viaggio. Sono stati un ottima compagnia e una bellissima scoperta. Ho già detto quanto adori la dinamica degli incontri nel viaggio. Incontrare persone nuove, storie nuove, vite diverse che si incontrano e si incrociano come i fili di lana in una matassa. Ognuno porta qualcosa all’altro, ognuno dona un’emozione, uno spunto di riflessione, un ricordo all’altro. E questo continuo a ritenerla una cosa magica. Io che sono sempre così timida e riservata mi faccio affascinare da quest’intreccio di vite. Forse perché è una cosa che io ritrovo solo in un viaggio, in un incontro tra viaggiatori. Quante persone si conoscono lavorando, si incontrano di sfuggita in palestra, al bar, al supermercato? Quante di quegli incontri nella vita di tutti i giorni rimangono dentro di noi? Credo davvero pochi. Facciamo fatica anche a salutarci, a scambiare qualche parola, figuriamoci a lasciare un pezzetto di noi ad un estraneo. Condivisione di spazi, nient’altro.

Patty e Valerio sono le prime persone che ho incontrato quando ho scoperto di essere una viaggiatrice. Oddio, utilizzare la parola viaggiatrice e la sottoscritta nella stessa frase è quasi un eresia. Però sto lavorando perché il mio essere da viaggiatrice venga sempre più fuori… E intanto inizio a scoprire questo bellissimo mondo fatto di sognatori e giramondo. Lo scorso anno nella prima mia vacanza vera in camper in libera (che significa senza nessun appoggio di aree sosta o campeggi) ho conosciuto queste due persone che mi avevano subito colpito. Avevo già scritto di Patty in un altro articolo del blog. Avevamo passato pochissimo tempo insieme e mi aveva già donato tanto. Quest’anno che abbiamo passato molto tempo condividendo km di strada macinati, onde e sole e la mia stima nei suoi confronti si è moltiplicata. Lei è Valerio sono una coppia genuina, spiritosa, uniti da passioni in comune, una coppia sana che mi fa ridere quando scherzano tra di loro, lui riflessivo e attento, lei un tornado di energia, un vulcano in eruzione. È anche grazie a loro che ho ricominciato a scrivere il blog. Mi hanno ridato la voce. Dite che è poco? È solo un esempio di cosa possa un incontro smuovere dentro di voi… Di quello che smuove un viaggio.

Di quello che è avvenuto alla Ciaccia e negli altri spot ve lo racconterò con calma. La voce l’ho appena ripresa. Non voglio perderla subito raccontandovi tutto.

10 mq d’amore

Devo dire che non si sta male in questa vita campereccia. 10mq di pura liberta, di amore, di condivisione.

Docce risicate, capelli che non vedono shampoo e balsamo da qualche giorno di troppo, panni puzzolenti in attesa della prima lavanderia utile, costumi e mute che non si asciugano, ordine da rispettare (perché altrimenti è un caos) e ordine non rispettato (per me impossibile essere ordinata al 100%), batterie da risparmiare, piatti più buoni di qualsiasi ristorante, anche di casa propria, pavimento costantemente da pulire perché è un attimo che si riempia di sabbia e salsedine. Pulizie che fai senza problemi, ci si impiega 2 minuti per fare l’intero camper. Flatulenze annusate, puzzolenti, da parte di entrambi. I difetti che stando sempre insieme saltano fuori più marcati, da parte di entrambi. Ma per quanto mi riguarda, questo non fa altro che rafforzare il mio amore per Nicola. Scoprire tutti i lati del carattere di una persona, viverla a stretto contatto è istruttivo e costruttivo. Sono le basi per una convivenza più forte. Finché tutto va bene, finché si lavora 8/9 h al giorno e si hanno impegni quotidiani che ti portano a limitare il contatto con la persona con cui vorresti passare tutta la vita è difficile capirne tutti gli aspetti, le sfaccettature. Pregi e difetti.

Normale, se si pensa che durante la settimana, lavoro/palestra/impegni vari ti portano a passare con il/la tua dolce metà ben poco tempo. Tempo che a volte viene gettato al vento perché ci si vuole rilassare davanti alla TV senza nemmeno la voglia di chiacchierare. In 24h sempre insieme sai quante cose possono capitare? Sai quante chiacchiere hai voglia di fare? Sai quante tensioni si possono creare e dissolvere?

Io, in quei 10mq di camper, in quelle 24 h insieme per i 118 giorni passati in camper (nel 2019) ho capito che senza quegli occhi verdi, il naso strinato dal sole e dal vento, i capelli biondi, senza quel carattere dolce e allo stesso tempo burrascoso non saprei più stare.

Lui è come il vento che insegue: può passare dalla brezza leggera a soffiare forte in burrasca… È come le onde che cavalca: a volte dolci, cullanti poi impetuose e travolgenti. Come quando sei sul picco ad aspettare un onda e non ne arriva una, calma, niente all’orizzonte, poi d’improvviso, vedi arrivare un set di bombe pronte a infrangersi giusto giusto sulla testa. È come la corrente che sfida: in alcuni punti della spiaggia non c’è e in altri ti può trascinare al largo.

Ma sono pronta a tutto. Pronta ad affrontare le mareggiate e le burrasche, i risucchi di corrente, pronta per tuffarmi nel mare calmo, che risplende di tutti i più bei colori, godermi la brezza che mi accarezza i capelli e a farmi cullare dalle piccole onde.

Lui è l’uomo per me.