Session di windsurf in Puglia

Lunedì 1 novembre. Tornando dal Salento, il vento ci ha portato in questo bellissimo spot. Era da tanto che non vedevo tanti windsurf tutti insieme!

L’abbraccio del mare: Levanto (parte 1)

Finalmente, è arrivato, un week-end in cui possiamo uscire dalla regione ed è prevista una mareggiata! Questo significa una sola cosa: si va al mare finalmente. Preparo tutte le cose da mettere sul camper e fidatevi, ogni volta è un piccolo trasloco: coperte, lenzuola, asciugamani e poi generi alimentari, acqua, vino, skate, tavole da surf, SUP, mute di vario spessore e attrezzattura varia da campeggio. Nicola è il designato del carico/scarico attrezzature sport e camping, e puntualmente dimentica a casa qualcosa, io ovviamente lo sgrido ma so nel profondo che se organizzassi io le cose sarebbero metà cose caricate e metà lasciate a casa. Io mi occupo della parte cucina, che onestamente mi viene piuttosto bene. Io lascio a casa volontariamente delle cose (tipo biscotti) che poi puntualmente però prendiamo nel luogo di arrivo. Non è vita in camper senza biscottini come dolce.

Partiamo pomeriggio tardi e arriviamo a Levanto appena prima del coprifuoco, decidiamo per la notte di dormire in un parcheggio lontano dal mare (anche perché nel parcheggio fronte mare sono vietati i camper), ma prima di andarci a sistemare nel parcheggio decidiamo di andare a respirare un po’ di aria di mare. Dopo praticamente 5 mesi, abbiamo potuto rivedere il mare, annusare il suo profumo, lasciarci cullare dal suo sciabordio, l’umidità dell’aria di mare si è subito adagiata su di noi come in un abbraccio. Ciao mare, a domani!

La mattina dopo, ci svegliamo di buon ora e ci dirigiamo subito verso il campeggio, ma prima di nuovo sosta sulla terrazza vista mare a contemplare il mare calmissimo. C’erano dei ragazzi, su un pontile che facevano strane cose con candele e fuoco, poi si lui si è inchinato sulle ginocchia, la ragazza era incredula, si sono abbracciati e baciati e lui pieno di felicità ha urlato al mondo “ha detto SI”. Io, sono un inguaribile romantica e benché il mio romanticismo non mi sia stato molto d’aiuto o comunque non ha funzionato molto bene, per queste cose mi fanno sciogliere come neve al sole. Mi sono commossa e ho applaudito dalla terrazza per questo bellissimo gesto d’amore. E’ proprio bello lasciarsi trasportare e commuoversi per la felicità di altri, anche se non li hai mai visti prima.

Ci sistemiamo in campeggio su una terrazza bellissima, tutti i bestioni bianchi sono sistemati piano terra e invece il nostro Elvis è riuscito a fare una bella salitina e ha portarci in questo magnifico posto. Il camping è bellissimo, docce sempre calde pulite, attenti alla pulizia e immerso nel verde. Ci sono un sacco di gattini che girano per i vari camper ormai abituati al via e vai di turisti. Ho subito pensato a Luigi, la gattina che mi ha tenuto compagnia mentre studiavo per l’esame di ammissione all’università, chissà se verrà a trovarmi?! Mentre prepariamo tutto il nostro giardino privato con sedie e tavolino, ecco che si avvicina un micio grigio e rosso. LUIGI c’era ancora e mi è subito venuto a dare il “bentornata”, gli ho dato subito una doppia dose di coccole e attenzioni poi abbiamo fatto colazione e abbiamo preparato i SUP. Non è tempo di sentimentalismi, Luigi, il mare ci aspetta!

Non ho mai avuto il piacere di vedere le acque di Levanto così limpide: l’azzurro intenso dell’acqua andava a braccetto con la roccia scura e la vegetazione lussureggiante. Uno spettacolo per gli occhi, per la mente e per il cuore. Ti senti davvero appagato da tutta questa bellezza. Ogni volta che faccio queste cose che mi fanno sentire bene mi viene sempre in mente la canzone “una splendida giornata” di Vasco Rossi e me la canticchio mentre il remo scorre nell’acqua. Abbiamo trovato un perfetto trampolino per una sessione di tuffi, l’acqua era fresca ma con la muta non ci spaventa niente. Stavo talmente bene alla fine, che sarei più uscita dall’acqua.

La mareggiata è arrivata. Mi sveglio alle 6 di mattina carichissima senza sveglia, questo per una persona come Nicola è abitudine per me è straordinario. Io sto a letto anche 10 h e faccio fatica a svegliarmi, mi sta venendo il grande dubbio che sia per il fatto che mi sveglio in una landa depressa e desolata. 6.30 ci rechiamo alla spiaggia, vado a chiamare i nostri compagni di avventura che ci hanno raggiunto, Agata e Andrea e si va in acqua. Andrea e Nicola dove ci sono onde più impegnative, Agata e io andiamo sulle ondine più semplici. Avere un’amica sulle onde è stato divertente, ci spronavamo, chiacchieravamo, ci divertivamo. Saliti, abbiamo fatto una sostanziosa colazione al bar, i nostri amici ci hanno lasciato nel primo pomeriggio e noi ci siamo fatti un bellissimo sonnellino ristoratore. Dopo la sveglia così presto ci stava alla grande.

Il giorno dopo, ancora onde, questa volta la mia faccia era un po’ più contrita, la sveglia non è proprio stata carica del giorno prima ma ero pronta per tornare in acqua. C’era una bellissima giornata ed entrare presto mi avrebbe permesso di surfare con poche persone al fianco. Sono stata abituata troppo bene a Chia, quando eravamo solo in due in acqua. In realtà mi sento un pericolo perché ancora non ho la completa gestione della tavola quindi se c’è tanta gente non entro piuttosto. Mai decisione fu presa meglio, tutti i surfisti entravano a centro baia dove c’era Nick e io ho surfato per un ora e mezza praticamente sola. Poi sono arrivati un gruppo di ragazzi urlatori che mi hanno rovinato tutta la magia della session e ho deciso di uscire dall’acqua. Il surf quando vuole riesce a metterti davvero di buon umore. Alcune volte, non so se succede anche ai pro o ai più bravi, vorresti prendere la tavola spaccarla a metà e non salirci più, altre io mi arrabbio tantissimo con me stessa perché magari continuo a cadere e non riuscire a stare in piedi. Ma il “problema” del surf è che diversamente dalle altre discipline che pratico o ho praticato come nuoto o crossfit, chi comanda è il mare e non c’è una condizione standard con cui confrontarsi. E’ sempre diversa, cambiando spot (luogo) o anche rimanendo nello stesso. Le condizioni del mare variano, le condizioni del vento variano e quindi ogni volta è sempre una volta nuova. Aggiungiamo il fatto che non è un allenamento giornaliero ma saltuario e che purtroppo il mare non lo vedo così spesso complica ancora di più le cose.

Il surf però è qualcosa di più grande del solo atto sportivo, quando non sei connesso con il momento, quando stai pensando ad altro o hai in mente solo la performance allora molto probabilmente sarà una session terribile. Quando invece sei pronto a seguire il flow, quando sei pronto a connetterti con la natura, hai la mente libera e aperta allora riesci a cogliere il potere del surf. Il cielo ti sembrerà più azzurro (anche se magari sta piovendo a dirotto), l’acqua più amica e anche prendersi delle sberle dalle onde in faccia sarà piacevole.

Ecco la versione video del racconto. Cosa preferite?

Pensieri al vento

Sono passati 4 mesi e mezzo dalla Sardegna e non ricordo nemmeno più quanto dalle ultime gite in Lombardia per il weekend e sono bastati questi pochi mesi per annientarmi psicologicamente. Ogni volta mentre passeggiavo, o mentre andavo verso Verona, guardavo le montagne e mi sembravano così irraggiungibili. Erano così vicine, fino a 1 anno fa ed adesso sembrano così distanti. Come un carcerato ,mi immagino, che guardi dalle grate della sua finestra il mondo che vive, anche a me sembrava di essere in stand by. Pochi mesi di clausura che però mi sembrano anni. Sono scivolati via dalle mani come la sabbia leggera del deserto, giorni persi perché vuoti di significato. Si, vivo insieme a Nick e stiamo bene anche se passiamo 24su24 insieme, si, ho l’impegno dell’università che mi porta ad essere concentrata su un obiettivo. Ma arrivi ad un punto che non ti basta più nemmeno quello. Le passeggiate diventano tutte uguali, i giorni diventano tutti uguali, la pianura è sempre più piatta e noiosa. E i granelli di sabbia sfuggono tra le dita. E non tornano.

Non mi viene nemmeno voglia di scrivere, non mi viene voglia di allenarmi, non mi viene voglia di vivere. A un certo punto è come se questa non vita ti abbracciasse in un abbraccio soporifero. Ti sussurra: “non andare a camminare? Tanto la fuori è tutto uguale. Stai in casa.”, “non ti allenare, si fa fatica, e lo fai per niente! Siediti sul divano, guardati un film, dormi”. Sono le sirene di Ulisse, cercano di tirarti a se con la promessa che se non farai più niente allora starai bene.

Io ci sono caduta in questa anestesia dei sensi, tanto che non ricordavo più come era vivere la mia vita di prima, quella di viandanti del tempo libero, quella dove ogni weekend si partiva per una nuova meta. E me ne rendo conto ora, che sono coricata su un prato di fianco al nostro Elvis in un campeggio di Torbole. Quando sono arrivata e sono corsa davanti al lago non ci credevo, mi sembrava veramente passata una vita dall’ultima volta che l’avevo visto. Ero in braghini corti e camicia e il vento da Sud (Ora) era fastidiosissimo perché molto forte. Ma non mi importava. La fiammella che si era spenta nel mio cuore si è riaccesa in un attimo. Una fiammata. I brutti pensieri, l’ansia, la sensazione di non essere presente, la sensazione che tutto sia impalpabile, sono spariti. Spazzati via da quel vento. Oggi siamo andati a fare un giro in bici fino a Toblino e ancora più in su, ho fatto fatica tra salite e discese ma ero estasiata dal panorama.

Questo lo scrivo come monito a me, da leggere nei momenti che verranno di buio. QUESTA È LA TUA VITA, continua a lavorare per poterla avere. All’inizio magari pochi giorni poi per arrivare ad averne sempre di più. Non ti fare ingannare dalle sirene di Ulisse, per avere la vita che vuoi, bisogna alzarsi dal divano e prenderla di petto. Tu sei questa: creativa, positiva, sorridente e positiva. Non dimenticarlo!

Lockdown in Sardegna. Il nostro angolo di paradiso: Chia

Immaginate un piccolo laghetto abitato da fenicotteri rosa, un camper parcheggiato a ridosso del laghetto e se si sposta lo sguardo un po’ più in la oltre al laghetto, il mare.

Abbiamo vissuto in questo posto da sogno per quasi 3 settimane, dopo essere stati a S’Archittu, infatti, abbiamo deciso di spostarci verso sud, all’interno di un area sosta che ci permettesse di poter vivere in serenità i giorni di lockdown natalizio. In un area sosta infatti avevamo la possibilità di caricare acqua senza doverla cercare ed inoltre non ci sarebbero stati problemi di batteria perché attaccati alla colonnina della luce. Siamo arrivati nel primo pomeriggio nell’area sosta che si trova a pochi passi dalla spiaggia di Su Giudeu, una delle più belle di Chia, e ci siamo subito sistemati in una posizione perfetta. A ridosso dello stagno, vista mare e sul fianco avevamo un piccolo giardino privato circondato da una siepe. Una casa perfetta. Avevamo anche dei vicini (oltre a fenicotteri starnazzanti): una coppia di ragazzi con due cagnoline, Laila e Luna che animavano quell’oasi di pace e che ci hanno tenuto molta compagnia con la loro vivacità di cucciolone cresciute, Sono stati gli unici contatti con umani in 21 giorni di vacanza oltre a quelli con i cassieri del supermercato. Se non ci fossero stati loro forse avremmo dipinto una palla, e l’avremmo chiamata Wilson. Giusto per farvi capire che li il distanziamento sociale non era affatto un problema.

Le nostre attività sono state svariate, e trovo un po’ di difficoltà a raccontarle. Non era più una vacanza, ma una nuova quotidianità, e devo dire che non ho faticato ad abituarmi. Io dovevo studiare per la sessione invernale degli esami quindi per gran parte del giorno mi ricavavo momenti in cui o in camper (in compagnia di una stufetta elettrica comprata) o nel mio giardino privato ripetevo i miei appunti e fissavo gli argomenti. Ero spaventata su come sarebbe stato studiare in Sardegna in camper con distrazioni, nessuna postazione di lavoro, Nick che doveva magari rimanere in camper e subire argomenti ripetuti a voce alta, mi ero detta che se questi esami non fossero andati bene, l’avrei accettato e capito senza incazzarmi più di tanto… Alla fine mi sono resa conto che anche in quel caso il camper è stato, come sempre, meglio di casa. D’altronde, dopo lo studio avevo voglia di staccare la mente? Una spiaggia deserta mi attendeva a pochi passi dal camper, le onde erano pronte a cullarmi sulla tavola da surf. Se ci ripenso mi viene il magone. Soffro terribilmente essere chiusa in queste 4 mura di mattoni, i soliti giri, le solite passeggiate che mi attendono, le solite serate passate tra cellulare e tv. Nel camper è tutto completamente diverso, il telefono a volte non prende (e in quelle occasioni capisco quanto io ne sia dipendente), non abbiamo la tv quindi non ci rimane che accendere un sottofondo musicale, parlare, scherzare, giocare a carte, andare a letto presto per svegliarci poi all’alba la mattina dopo e goderci tutta la giornata con tutte le avventure che ci aspettano. Un altra VITA.

Oltre allo studio, c’era il surf. Nicola si è fatto praticamente tutti i giorni in acqua a surfare, le condizioni erano sempre bellissime che ci fosse 1 metro, 80 cm o 2 metri. Il colore del mare e la sua trasparenza ti lasciavano senza fiato (anche la temperatura, a volte!). Un giorno abbiamo surfato sotto la pioggia, con il sole che appariva e scompariva tra le nuvole, formando arcobaleni. Un giorno il mare era completamente piatto e abbiamo usato il SUP, andando ad esplorare le calette nei dintorni della nostra spiaggia, la visibilità del fondo era talmente nitida che si vedevano pesci e dune di sabbia sul fondale. I colori del mare passano dall’azzurro chiaro, al verde, al blu profondo e mi sembrava di essere in un quadro. Li hai veramente la possibilità di vivere una vita a colori. Mentre noi sguazziamo, in pianura, sempre nei soliti.

Nick si è dato alla pesca, portando da casa una canna da spinning, una da fondo. Quando siamo arrivati a Chia, dopo aver visto un ragazzo che praticava pesca subacquea, ha deciso di comprarsi anche un fucile. Io ero tra l’incredulo e lo shockato, uno si sveglia una mattina e senza mai aver praticato una cosa si prende l’attrezzatura. La prima volta che l’ha utilizzato avevo paura che si auto-arpionasse, che avrebbe perso la punta in qualche scoglio o chissà che altro. Invece il mio Mac Gyver è riuscito ad usare anche quello al primo colpo. E’ tornato dalla prima pesca subacquea con 2 pesciolini e 1 polpo. Finiti della fregola sarda della sera. E’ stata una soddisfazione mangiare qualcosa che non hai dovuto comprare al banco pesce del supermercato. Una connessione in più con la natura. E’ sceso solo una o due volte a pescare perché purtroppo non aveva la muta apposta per andare in subacquea ma utilizzava quella da surf, che purtroppo non aveva a stessa tenuta e lo stesso spessore che avrebbe dovuto avere una muta “specializzata”. Ha detto che se la procurerà per la prossima avventura. Tra poco toccherà prendere il camper più grosso per farci entrare le nostre (soprattutto le sue) mille mila passioni.

Abbiamo fatto lunghe passeggiate sulla spiaggia e nei dintorni scoprendo altre calette come Cala Cipolla e Cala del morto. Il primo dell’anno, dopo una colazione fatta in giardino, abbiamo fatto una passeggiata fino a raggiungere il faro che si trova al di sopra della spiaggia di Su Giudeu, il faro Spartivento. Faro che è stato riqualificato e trasformato in una struttura ricettiva veramente molto cool, con piscina a sfioro e ambienti raffinati. A testimoniare la storia del faro, si trovano ancora segni delle mitragliate degli aerei americani, della seconda guerra mondiale. Continuando per il sentiero siamo giunti a un casolare dove abbiamo avuto il piacere di ammirare un bellissimo panorama: a sinistra la spiaggia di Su Giudeu, a destra la spiaggia di Tueredda e in lontananza Capo Teulada. Scesi dalla stazione panoramica di capo Spartivento eravamo leggermente accaldati e io, indecisa fino all’ultimo, ho deciso di fare un piccolo bagnetto vestita. Ed è stata una sensazione stupenda. Mi sono sentita libera, selvatica, fuori dalle regole, dai “quello non lo puoi fare”, sbloccata, e slegata da tutti i preconcetti e i pensieri.

La Sardegna mi ha anche regalato la visione delle stellate più belle della mia vita, con tanto, una sera, di stella cadente. La prima volta che sono uscita dal camper, in una sera serena e ho guardato verso l’alto sono rimasta meravigliata. Una coperta di velluto nero piena di Swarovski, alcuni più piccoli, altri più grandi, ma tutti dotati di una luminosità speciale. Un momento magico che mi ha fatto sentire parte di qualcosa.

I giorni prima della ripartenza ho pianto più volte, mi sono commossa, non mi sembrava vero di dover tornare a casa. Come faccio a vivere la mia solita vita quando so cosa mi perdo?! Quando so che le cose che mi circondano a casa non mi emozionano e non mi toccano il cuore come quelle che ho trovato in Sardegna? Mi sono emozionata per il surf sotto la pioggia, per i tramonti, per le passeggiate, per il volo dei fenicotteri, persino per le rondini che volavano sopra il laghetto, mi sono emozionata per la potenza del vento e del mare e per i colori vividi, per la solitudine e per la compagnia dell’unico umano che posso sopportare 24/24 e 7/7. Ho adorato alzarmi al mattino quando il sole sorge, le colazioni sotto la veranda, i pranzi sotto il sole e le cene al calduccio del nostro camper.

Poi si torna a casa e di queste sensazioni rimane un ricordo, il fuoco che si era acceso alimentato dalle esperienze e dalle emozioni di quei giorni piano piano si spegne e non vedi l’ora di ripartire per riattizzare quel fuoco. Al momento rimangono solo i tizzoni ardenti.

Guarda il nostro video sull’avventura in Sardegna e le altre avventure:

Lockdown in Sardegna

Tanto ci siamo chiesti se valeva la pena partire come ogni anno per la Sardegna, avevamo voglia di evadere, avevamo voglia di mare, di sole e di colori. Avevo perso la voglia di fare tutto, persino di fare la passeggiata giornaliera intorno alle campagne di casa mia.

I dubbi si sono sciolti come neve al sole dopo che ho dato il mio ultimo esame universitario prima delle feste di Natale. Il pomeriggio dopo pranzo, alla Tv si parlava solo di chiusure, di colori, di giorni, di regole, di proibizioni. E noi dobbiamo evadere da questa situazione che ormai sembra un film di fantascienza! Abbiamo acquistato il biglietto per il traghetto 8 ore prima della partenza, senza farci influenzare da quello che dicevano tg, ansa e news. Per la prima volta abbiamo prenotato la cabina per la traversata, che non è nello stile surfista “wild”, ma ci sentivamo sicuramente più tranquilli, pochi contatti con umani. Ormai siamo diventati misantropi. Ci siamo resi conto, arrivati a bordo del traghetto, che la cabina era stata la soluzione migliore: i divanetti dove di solito dormivamo erano tutti transennati, oltre il fatto che  non c’è nessuna fretta di salire a bordo per prendere i divanetti per dormire, dormi comodo, hai un bagno privato in cui al rientro puoi usare tutta l’acqua che vuoi per farti una doccia calda, e se ti porti del buon vino, si può anche trasformare in un ottimo bar privato.

Trascorsa la notte tranquilla, liberiamo la cabina appena prima che aprano i nostri garage e andiamo a prendere il nostro Elvis che scalpita per l’avventura, la nave è vuota e scendiamo velocemente, passiamo i controlli in cui misurano la febbre e come ogni anno abbassiamo i finestrini… e annusiamo l’aria salmastra. Quest’anno però ad accoglierci c’è la nebbia, c’è buio, è tutto grigio ed umido, sembra di colpo di essere stati rimbalzati a Mantova. Come nel gioco dell’oca quando c’è la casellina “torna alla partenza”. Durante la strada la nebbia si dirada, e compaiono i colori dell’alba che ci fanno improvvisamente vedere pascoli verdi, alberi di sughero e il cielo azzurro. Azzurro, come non lo vedevamo, non ricordo nemmeno da quando. Perché in pianura anche quando c’è sereno, il cielo, fateci caso, non è mai azzurro, ha sempre toni sul grigio, biancastro. Nemmeno il cielo ha colore. Durante il tragitto facciamo una sosta al bar, dopo 1 mese e mezzo di zona arancio non ci sembra vero di bere un cappuccino e divorarci una brioche seduti ai tavoli dell’autogrill. Come cambiano le percezioni di normalità, quando ti cambia il mondo intorno. Ci incamminiamo di nuovo ed arriviamo ad Alghero, Nicola, che è l’uomo delle mille passioni ha deciso che quest’anno provvederà alla nostra cena andando a pesca, quindi si fionda in un negozietto di pesca a prendere delle esche vive da portare con noi nella nostra avventura. Prima di raggiungere la spiaggia di Porto Ferro dove avremmo passato il pomeriggio, veniamo fermati da un pastore sardo che vende formaggi car by car e ci appioppa una bella forma di pecorino da 1,7 kg. Ottimo, mi ci voleva proprio per completare il piatto del pranzo: culurgionis (tipica pasta sarda) con sugo al pomodoro e grattugiata di formaggio pecorino come se piovesse. Arriviamo al parcheggio e corro subito in spiaggia a vedere il mare. La baia di Porto Ferro mi si apre davanti agli occhi, il mare è calmo, e trasparente, vado subito a sentire la temperatura dell’acqua con le mani, fredda, ma non troppo, giusta per un bel giro in sup nel pomeriggio. Mi sono seduta sulle rocce e ho respirato a pieni polmoni l’aria e mi sono sentita presente, al posto giusto e al momento giusto. Il costante senso di incertezza e inconsistenza che sento nella casa di mattoni e nella quotidianità scompare appena monto sulla nostra casa su ruote. Pensandoci bene dovrebbe essere un controsenso eppure per la mia anima non lo è. Sul nostro Elvis mi sento presente, centrata, VIVA. Il mio animo gipsy sembra nutristi della libertà che respiro quando cavachiamo le strade (ridin’roads), del contatto con il mare, con i venti, con la sabbia, la terra con gli elementi. Elvis poi mi fa sentire protetta, in un abbraccio, ho tutto ciò di cui ho bisogno: bagno, cucina e piccola camera da letto con 2 finestre che ogni mattina mi permettono di vedere l’alba. E poi, ormai lo sapete, amo passare del tempo con il mio partner in crime, e il camper ci permette di vivere fianco a fianco ma anche di prenderci spazi quando lo desideriamo.

Nel pomeriggio ho convinto Nick ad andare a fare un giro in Sup, l’intenzione era quella di fare una “passeggiata” tra le calette nei dintorni di Porto Ferro, in realtà ci siamo fermati al di sotto della rocca dove si sviluppavano delle ondine di 20/30 cm e ci siamo divertiti per ore e ore a cavalcare queste mini onde. Il clima era piacevolissimo, primavera inoltrata  e il sole era caldo. Credo di essere stata più in acqua che sulla tavola tra cadute e tuffi, è stato un bellissimo benvenuto dall’isola. La sera ci siamo poi spostati a dormire in una zona più appartata, sempre vista mare. La luna si specchiava nel mare e il rumore delle onde che si infrangevano sulla battigia erano la ninna nanna per la nostra prima notte in camper dopo tanto.

Il giorno dopo abbiamo deciso di spostarci a sud, il nostro piano era quello di arrivare a Chia, sistemarci in un area camper e di passare i giorni arancio e rossi all’interno dell’area sosta così da evitare problemi di multe o contestazioni. Le condizioni del mare promettevano bene, sarebbe stato dalla nostra parte e avremmo potuto surfare per molti giorni. Siamo scesi per la strada costiera che arriva a Bosa che offre sempre dei bellissimi panorami sulle coste frastagliate dell’algherese, sosta a Bosa per un caffè vista mare e siamo ripartiti direzione S’Archittu. S’Archittu è un meraviglioso borghetto nella costa centro occidentale, noto per la roccia di origine calcarea che forma un arco ed impreziosisce le spiaggette del borgo. Abbiamo trovato con difficoltà un posticino per posteggiarci, ma quando ci siamo parcheggiati ci sembrava di vivere in un sogno: parcheggio piccolissimo, su una lingua di terra che univa la terra ferma a un piccolo promontorio. Nick ha voluto subito buttare la canna in acqua per tentare di pescare la cena (per fortuna avevamo il frigorifero pieno di deliziosi manicaretti) io invece ho preferito rilassarmi cullata dal rumore del mare. L’intenzione era quella di andare a fare il giro intorno all’arco di pietra ma purtroppo Nick non aveva tanta voglia e io da sola, non mi fidavo. Il fondale della baia era tappezzato da ricci e non avevo voglia di passare le sera a togliere spine nella malaugurata evenienza che fossi caduta in acqua. Mi sono seduta su una roccia e ho contemplato il tramonto, ho guardato il sole che andava lentamente a spegnersi nel mare, un altro giorno era finito e non avevo niente da rimpiangere. Ero grata di tutte le cose che questa giornata mi aveva offerto. E di quello che stava per venire. La sera abbiamo cenato (non grazie al pesce che ha procurato Nick) con la vista del piccolo borgo illuminato che si rifretteva nel mare.

#blessed

Seguirà nuovo episodio del blog ⟶⟶⟶⟶

Il video della nostra avventura: https://youtu.be/94NTD9FrBlw

Il rientro

Purtroppo il lavoro chiamava al rapporto prima della data in cui avevamo in mente di tornare. Dovevamo tornare a casa e non ne avevamo alcuna voglia, abbiamo pensato di rimanere nei dintorni di Santander visto che le condizioni meteo non erano affatto male e l’oceano regalava ogni giorno onde più o meno grosse. Mancava una settimana al nostro rientro e avevamo voglia di goderci tutto quanto!

-7 al rientro. Abbiamo deciso, dopo aver visto il mare, di spostarci da Somo a Liencres alla ricerca di ondine un po’ più consistenti e magari meno gente in acqua. Siamo arrivati alla spiaggia “delle onde mangia uomini” e decido di buttarmi in acqua anche io, non che la voglia sia tanta visto che devo indossare la muta di ieri ancora bagnata fradicia e non c’è caldissimo. Mentre la indosso la mia mente e il mio corpo mi chiedono perché non sia rimasta al calduccio nel mio camper, magari a fare i mestieri, a farmi colazione con calma oppure semplicemente sotto le coperte a letto… Ma una vocina mi dice “ogni lasciata è persa!”, al momento le condizioni sono belle ma ogni minuto varia la marea e cambiano le condizioni del mare. Poi sono venuta qui per questo, per surfare, per divertirmi, per stare bene e non per rimanere a letto! Ogni remata contro le onde, che mi si infrangono in faccia, è un imprecazione ma alla fine arrivo in mezzo a una decina di surfisti… tutti più esperti di me, lo si vede solo da come stanno seduti sulla tavola o da come risalgono le onde. Inizia anche a piovigginare e seduta sulla tavola mi godo il momento: cullata dalle onde, un mix di colori che sono incredibilmente in palette l’uno con l’altro: azzurro talco del mare, grigio delle nuvole, ocra e verde delle scogliere che contornano la spiaggia. Abbiamo passato all’incirca un ora e mezza in acqua e ho preso la bellezza di 3 onde, di cui una droppata (rubata) a un local che, forse, mosso da pietà, mi ha sorriso carinamente quando gli ho chiesto scusa. A mia discolpa, ero stra-convinta che dietro le mie spalle ci fosse Nick a surfare l’onda con me, l’ho visto remare con me ma poi si è fermato perché la precedenza era del local, dice anche di avermi urlato ma quando sto prendendo le onde sono talmente concentrata che non mi rendo conto di niente. Devo pensare a troppe cose: la posizione, come alzarmi, dove andare, non cadere, come cadere… non sono multi-tasking per quanto riguarda il surf! Nel pomeriggio abbiamo di nuovo provato a pescarci la cena, ma la missione è fallita.

-6 al rientro. Nottata calda, che nemmeno ad agosto l’anno scorso abbiamo avuto così caldo. Prima di partire per il viaggio, memore delle temperature dello scorso anno, avevamo caricato coperte di pile, di lana, cappotti, piumini leggeri, felpe, cuffie e sciarpe. Non credo di aver usato niente di quello che avevamo preparato, a parte la cuffia che uso per asciugarmi i capelli la sera (la uso tipo casco, capelli bagnati tutti dentro nella cuffia e vado a dormire così. Il mio modo per sopravvivere ai capelli bagnati la sera quando c’è più umido e freddo). Il vento che ha soffiato tutta notte impedendoci di aprire gli oblò e cercare un po’di refrigerio, ha rovinato le onde, quindi Nick decide di fare una corsetta e io mi perdo tra blog e faccende di “casa”. Già vi ho detto quanto ami fare le pulizie in camper! Ora che abbiamo comprato un piccolo aspirapolvere portatile poi è il massimo! Passiamo la mattina a chiederci se rimanere a Liencres o spostarci a Somo, la nostra frenesia di spostarci forse è data dal nostro spirito nomade che vorrebbe spostarsi, macinare chilometri e andare a scoprire nuovi luoghi magari deserti e senza ressa. Siamo talmente indecisi che quando Nick torna dalla corsa settiamo il camper come se dovessimo partire (gas spento, pompa idraulica spenta, tutti ciò che può volare in curva sistemato, oblò chiusi) e poi rimaniamo fermi nel parcheggio ai posti di comando in attesa di ispirazione. Alla fine decidiamo pranzare con una pasta, sicuramente a stomaco pieno si ragiona meglio. Abbiamo di nuovo riguardato il mare e le condizioni sembravano piano piano migliorare, temperatura estiva e sole ci hanno convinti a rimanere. Abbiamo fatto benissimo, siamo entrati in acqua ed eravamo da soli. Una session divertente e con ondine di una giusta grandezza e senza essere eccessivamente potenti. Oggi esco dall’acqua soddisfatta. Un po’ di miglioramenti sento che li sto facendo. Purtroppo, dopo un oretta in acqua l’affollamento sulla line up era diventato insostenibile e le onde erano peggiorate quindi siamo usciti. Mi sono talmente divertita che, ho lasciato la tavola in spiaggia e ho fatto un bagno tra le onde. Acqua cristallina, oceano caldo e sole che splendeva e riscaldava tutto, non capita spesso ma quando capita è veramente uno SPETTACOLO! La pacchia per i surfisti inesperti e amanti delle onde tenerine e carine termina qui, l’indomani le previsioni mettono una swell grossa in arrivo, chissà quando ricapiterò in acqua in condizioni semplici.

-5 al rientro. La mattina Nick si è svegliato prestissimo per buttarsi dentro prima che il mare diventasse troppo potente ma purtroppo a Liencres era già oversize! Siamo arrivati a Somo e sono rimasta scioccata dalle onde che arrivavano, e soprattutto dalla frequenza con le quali arrivavano. Periodo 19-20 secondi da un onda all’altra, il periodo molto lungo aumenta il volume di un onda. Si alternavano momenti di mare piatto e tranquillo e momenti in cui arrivavano onde che sembravano treni merci che quando si chiudevano lasciavano 1.5mt di schiuma. Condizioni epiche per i bravi surfisti! Oltre al cambio di condizioni dal punto di vista del mare in meno di 12 h c’era stato anche un repentino cambio di temperatura: ieri estate e oggi autunno: pioggia, nuvolo, grigio e temperatura di circa 14-15°C. Pioggia fino al tardo pomeriggio quando per fortuna ha smesso e siamo potuti andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Per fortuna perché Nick dopo una giornata passata in camper stava iniziando ad essere insofferente. Quindi via dotati di ombrello, piumino e maglione pesante siamo andati a farci una passeggiata di 7 km sulla spiaggia, eravamo solo io, l’insofferente, il vento e il freddo. Dopo la passeggiata ci siamo fermati ad ammirare i treni merci marittimi che continuavano a comparire come magicamente da un mare stranamente piatto. C’erano quelli che quei treni li sapevano pilotare e altri che non sapevano nemmeno come montarci su ma incredibilmente riuscivano a sopravvivere. Surfisti che sapevano fare il loro mestiere e ragazzi che invece entravano in acqua totalmente inesperti e cercavano di portare a casa la pelle. Un po’ invidio questa loro spavalderia (inconsapevolezza forse?) io mi faccio sempre un sacco di paranoie e a volte per non rischiare non ci provo nemmeno. Come allo skate park la stessa sera, c’erano diversi ragazzi bravissimi che facevano dei numeri coreografici e io e Nick siamo rimasti tutta la sera a guardarli sperando che a una certa ora andassero a casa e lasciassero il campo a due ragazzini cresciuti.

-4 al rientro. Sveglia presto per Nick perché ci sono condizioni epiche, io dopo aver visto le “condizioni epiche” decido di fare colazione e poi vado in spiaggia a scattare qualche foto. Incredibile come tra tanti surfisti in acqua io riesca a trovare sempre Nick, come se ci fosse un filo invisibile che ci lega anche quando siamo lontani, quando è in una massa indistinguibile di piccole foche su tavole io lo sento ancora prima di vederlo. La trovo una cosa molto romantica e spero di non perdere mai questo filo invisibile. Dopo un pranzetto veloce andiamo in spiaggia a goderci il sole, oggi è tornata l’estate. Il mio umore non è un granché oggi e spero che un bagno con la tavola da surf mi possa aiutare. Che errore! Entro in acqua già in down, sono arrivata in line up, ho preso un onda e sono tornata in spiaggia, poi ho fatto 1 ora e mezza seduta sulla battigia a guardare i ragazzi della scuola di surf che esaltati prendevano le loro prime schiume. Per fortuna la sera ci ha pensato il vino tinto a tirarmi su il morale e dopo una mezza bottiglia ho iniziato a cantare e ballare sul camper, per concludere in bellezza siamo andati allo skatepark sperando fosse libero ma ovviamente era pieno di ragazzini. Battiamo la ritirata, andiamo a letto!

-3 al rientro. La mattina le condizioni da fuori non sembravano un granché per cui ci siamo persi un po’ via tra colazione e un giro al supermercato. Poi decidiamo di entrare, eravamo in acqua in 4 ed è stato veramente piacevole surfare praticamente in solitudine. Purtroppo siamo riusciti a fare solo un oretta in acqua perché poi è cambiata la marea e le condizioni del mare sono peggiorate. Abbiamo preso un bel po’ di onde e questo è stra-allenante! Pranzo in camper e sonnellino in spiaggia. Prima della session di surf pomeridiana decido di dare un occhiata (come facevo ogni giorno -anche più volte al giorno-da praticamente inizio vacanza) al sito dell’Università di Verona. Prima di partire per il viaggio, esattamente la mattina stessa della partenza, ho provato l’esame di ammissione per entrare a Igiene Dentale ed l’attesa era ormai diventata insostenibile. Da quello dipendevano tante cose e forse era per quello che nei giorni precedenti ero stata un po’ nervosa. Il mio futuro in mano a 60 domande. Sono andata sul sito e erano uscite le graduatorie e non ci potevo credere… il mio nome era in verde, in una lista di rossi. ENTRATA, AMMESSA, ACCETTATA! ERO DENTRO! Una delle più grandi soddisfazioni della mia vita. Ho studiato materie che non avevo mai preso in considerazione, 13 anni dopo l’esame di maturità (dove già la voglia di studiare era già un ricordo delle medie). E’ stato complicato, impegnativo, gli ultimi giorni intenso ma ce l’ho fatta.  Dal tanto che ero incredula ho fatto lo screenshot della graduatoria e ogni due secondi andavo a controllare se era vero oltre ad averla fatta controllare a Nick parecchie volte. Non volevo illudermi per poi capire che in realtà mi ero sbagliata a leggere. Questa mia incredulità è andata avanti fino a che non ho fatto l’iscrizione e mi è arrivata la conferma. Per festeggiare siamo subito andati a surfare, non era un granchè il mare ma non mi interessava. Fino a che non è cambiata la marea ed è aumentato il mare, e mi sono ritrovata a scappare da onde enormi. Raggiunta la riva senza particolari evoluzioni, dovevamo risolvere un problema prima di iniziare a festeggiare per la mia piccola vittoria personale. Era almeno un paio di giorni che cercavamo di limitare i danni ma purtroppo ormai, il problema, era diventato troppo impegnativo. Dovevamo scaricare, il wc chimico ormai era al collasso. Non avevamo più scelte, o trovavamo un area carico/scarico o… Saremmo stati sommersi di liquido di provenienza biologica. E visto che la fortuna mi aveva già baciato facendomi passare l’esame di ammissione facevamo senza tutta quella cacca. Durante il carico delle acque chiare abbiamo scoperto che abbiamo perso o ci hanno rubato il tappo del serbatoio dell’acqua, ma abbiamo risolto con un galleggiante da pesca ritrovato in mare da Nick nei giorni scorsi. Senza farlo apposta si incastrava perfettamente. Nastro americano per sigillare e non rischiare che ci volasse via durante la marcia, et voilà! Chiamateci Mc Gyver.

-2 al rientro. Abbiamo festeggiato bevendo almeno un bicchiere di troppo di vino tinto e la mattina si sentiva tutto. Abbiamo guardato il mare e Nick ha deciso di buttarsi per riprendersi dal post sbornia io valuto che le onde sono un po’ troppo cattive per me e decido di stare all’asciutto. Ho fatto le pulizie del camper, soprattutto del bagno che era pieno di sabbia e sono andata in spiaggia a prendere il sole, mentre ricontrollavo per l’ennesima volta il sito dell’università e le graduatorie. Ultimo giorno in spiaggia qui in Spagna, anzi ultima mattina. Infatti ,dopo pranzo, decidiamo di partire per Anglet (già vista l’anno scorso), giusto una tappa per dividere il viaggio di rientro. Siamo arrivati ad Anglet per il tramonto ma ne io ne Nick ha avuto il coraggio di entrare in acqua. Beh io… Era scontato! Bellissime onde che srotolavano perfettamente. Il problema era arrivare in line up abbiamo contato le bracciate fatte da un tizio per raggiungerla: 150 bracciate circa. Su neanche 50 MT di distanza. Sicuramente un bel allenamento. Se non ti sputa fuori prima l’oceano.

-1 al rientro. Ultimo giorno di surf purtroppo. Lascio gli onori a Nick e io lo seguo dalla spiaggia. Mentre scatto le foto mi rendo conto di una cosa: nell’altra baia sento le trombe tipiche di una gara di surf, punto l’obbiettivo della macchina fotografica su  una boa appena fuori dal pontile che costeggia la baia e leggo wsl. Apro Instagram e guardo sulla pagina del world surf league e c’è una manifestazione proprio qui! Ci sono i grandi del surf che si stanno affrontando a colpi di 360 e aereal nelle stesse onde di Nick. Mamma chissà quanto si gasa quando glielo dico! Insomma è come se mi allenassi di fianco a un’atleta del crossfit come la Dottir, sarebbe una figata pazzesca! Nel pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata per la promenade per cercare di vedere un po’ di evoluzioni dei pro ma era tutto super blindato e c’era un po’ troppa folla per i nostri gusti. Arrivati in camper giusto il momento prima che iniziasse a piovere. Sentiamo che non abbiamo più niente da fare, ormai sappiamo di dover tornare e che ci aspettano svariate ore di camper quindi decidiamo di ripartire. Ci siamo fermati per una sosta cena e dormita nei pressi di Carcassonne in un parcheggio carinissimo trovato su Park4night. Abbiamo mangiato hamburger con camembert e cipolla. Super! Sembrava tutto tranquillo, fino al momento in cui ho deciso di andare a dormire. Troviamo una piccola pozzanghera vicino al frigo, penso inizialmente che sia caduto qualcosa mentre lavavamo i piatti quindi asciugo ma dopo pochi minuti eccola di nuovo, la piccola pozzanghera ci guarda. Nick, è impazzito, io ho preso la scala e mi sono messa a letto. In questi momenti in cui la follia “aggiustacamper” prende il sopravvento io devo fare una cosa soltanto levarmi dalle scatole e sparire. Ogni 10 minuti chiedevo se aveva bisogno di una mano, mi sono addirittura proposta di andare ad aiutarlo fuori sotto l’acqua battente, sapevo già la risposta “faccio da solo!”… Ecco bravissimo! Il problema principale era capire da dove veniva l’acqua e fermare la perdita! Inizialmente è stata data la colpa all’acquazzone che veniva e al vento che faceva incanalare alcune gocce dal frigo e uscire nella giunzione tra frigo e salotto poi Nick Aggiustatutto si è accorto che forse c’era anche una piccolissima perdita nei tubi dell’acqua che dal boiler andavano al lavandino ma decide quello di aggiustarlo una volta a casa. Per risolvere l’effetto cascata dal frigo abbiamo spendo il gas, inserito una pezza di stoffa a protezione della grata di areazione del frigo e sigillato con nastro americano. Povero Elvis tornava a casa con più toppe di nastro americano che cose intere. Alle 3 di notte Nick si è svegliato per controllare la situazione e sceso dalla scala si è trovato con il pavimento completamente bagnato. Forse il problema non era nella grata di areazione del frigo ma nel raccordo che avevamo snobbato. Io non so quanto ci abbia impiegato perché, visto che per queste operazioni io non servo a niente, e mi sono rimessa a dormire. Mi ha svegliato alle 5:30 che voleva partire ed andare a casa. Ok, andiamo. Sono scesa dalla scala del letto e mi sono ritrovata pezzi di legno, polvere e pezzi di camper buttati per terra. C’era stata una guerra ed aveva vinto Nick! Aveva fatto tornare Elvis in ottima forma. Sono andata a mettermi al mio posto passeggero con il mio cuscino da viaggio e mi sono sparata altre 2 ore di riposino. La sveglia alle 5 è illegale.

CASA. Dopo un’altra giornata di camper siamo tornati nella bassa, nella pianura padana che non ci era affatto mancata. È sempre triste tornare a casa perché Elvis è casa… Non mi manca il divano, la TV, la doccia calda e lunghissima, gli spazi enormi di casa, non mi manca niente delle 4 mura. Sento che la mia vita è più equilibrata quando sono nella mia casa su ruote, sento che sono diversa, godo delle piccole cose, adoro stare all’aperto, adoro uscire per skate-are di notte. Io sono io quando sono su Elvis.

4° parte – Nebbia

“Quand’è che siamo arrivati in Scozia?”

Dopo il uovagate ci siamo risvegliati avvolti da una coltre di nebbia, umido e freddo, tipico clima cantabro che non mi mancava affatto. Nick ha approfittato di onde umane per fare l’immancabile session del mattino, io la mattina con un clima così faccio fatica ad andare in acqua… Anche se so che è solo una cosa mentale, in realtà l’acqua rispetto alla temperatura esterna è calda ed è super piacevole, mi sono tuffata in Sardegna a dicembre con temperature dell’acqua ben peggiori. Ma tuffarmi con la nebbia non ce la faccio, mi ricorda Mantova, il brutto tempo, il freddo, l’inverno…. rabbrividisco! Vado nel mio posto riservato per le foto, sul cucuzzolo di una collinetta che domina il mare, e tento di fare le foto ai surfer, ma non si vede niente. Troppa nebbia. Decido quindi di farmi una passeggiata sulla spiaggia, e sono rimasta affascinata dagli effetti della bassa marea quando il mare si ritira: piccole pozzanghere di acqua salata, fiumiciattoli che riportano l’acqua al mare e vere e proprie piscine naturali dove potersi immergere, facendo il bagno con i piccoli pesci che rimangono ad aspettare che il mare li venga a riprendere. Alghe che vivono metà del loro tempo sotto l’acqua e l’altra metà in superficie. Il fenomeno delle maree da queste parti è veramente accentuato con escursioni di -1.5 mt circa con bassa marea e +1.5mt circa con alta marea. Quindi anche la spiaggia cambia veramente tanto tra un passaggio e l’altro. Divertente quando lasci l’asciugamano in un punto e torni dopo 2 ore e te lo trovi così distante da te che ti chiedi che fine abbia fatto. E no, l’asciugamano non ha le gambe, è solo il mare che si è ritirato. Alla fine quando la nebbia alle 11 circa ha iniziato a diradarsi sono riuscita a scattare due foto al mio surfer preferito.